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Dentro lo stesso spartito

Dentro lo stesso spartito Il fuoco nel caminetto parla per scarti di luce, una fiamma senza memoria. Sopra, il Natale è un presepe fermo, mentre nello stereo De Gregori riapre Bologna , un concerto lontano che continua a respirare. È un De Gregori a voce alta, che non ti aspettavi, che improvvisa un duetto, cuce i silenzi: una musica che illumina gli angoli, tra le pieghe del tempo. Gli anni tornano all’improvviso con la giovinezza addosso, come una giacca ritrovata in fondo a un armadio. L’emozione mi stringe la gola, la voce resta indietro: non canto. Resto solo, davanti alla facciata incompiuta di San Petronio , un volto che l’ Italia non ha mai finito di capire. È quell’Italia che chiude il concerto, oggi più stanca, forse più fragile. O forse sono io che cammino più piano dentro lo stesso spartito . Franco 

Orizzonte oltre il chiasmo

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  Orizzonte oltre il chiasmo Dimori là dove i miei pensieri ti cercano. Sei un Guido Reni a Capodimonte: un vuoto che respira al centro, il buio che custodisce, e l’eleganza dei corpi sotto i riflessi della luce. Non la scultura classica, non l’antico rigore che plasma i corpi nel silenzio del suo canone. Una prospettiva nuova che apre orizzonti inattesi. La mia vita oltre il chiasmo, dove la regola cade e resta soltanto il passo che avanza. Franco

Frecciarossa: L’Atto

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Frecciarossa: L’Atto  Nello scomparto l’occhio è un cerchio spento; lo schermo — unica brace nel buio lucido. Il comfort sigilla, toglie il respiro. Promesse d’arrivo svuotate in partenza. Nessun gesto. Nessun libro. Solo l’assenza: viaggio come igiene, pelle senza volto. Capsula in corsa: al bar, un silenzio che scava. E l’aria è filtrata, barriera acustica, copre il battito del mondo, la sua fatica. Il paesaggio cede, trafitto — scenografia d’aria. E in questa metafisica sottile dove tutto passa e nulla accade, l’esperienza si spegne. Non è il caos dinamico di un’altra età: non è Futurismo, è solo la sua eco, senza memoria, senza addii di Boccioni. Franco

Colonialismo digitale

 Colonialismo digitale Siamo ombre connesse, tracce di luce che non scaldano più. Un impero invisibile ci attraversa: pochi muovono i fili, noi danziamo, silenziosi, nel teatro del vuoto. Un soffio remoto comanda il ritmo: una mano invisibile ci accende, ci spegne, senza volto, senza tempo. Corriamo senza luogo né respiro: tra velocità e smarrimento, mentre il pensiero diventa eco, e il futuro uno schermo spento. Le mani non toccano: gli occhi non cercano, il cuore non reagisce. Ci mischiamo, inerti, senza chimica, senza fuoco. Ma sotto la cenere una scintilla resiste: l’individuo, ancora capace di dire io. Franco

Un dado per Leo

La scatola dei ferri è lì, e appena la apro sorrido: tra le bussole riaffiorano sogni, momenti felici, amicizie spezzate come tenaglie stanche. E mi rivedo, le mani che scivolano, sporche di grasso, la sigaretta che pende dal mignolo, le chiavi a stella che continuano a parlarmi di te. Il silenzio pesa più del ferro. Serro il dado e un brivido si avvita dentro: è la memoria che stringe, è il cuore che torna officina. Rimani qui, Leo, avvitato al ricordo, stretto nel cuore. Franco

L’Ancora e la Trama

 L’Ancora e la Trama Quattro anni, e il tempo non ha saputo colmare questa ferita silenziosa. L’abitudine non insegna al cuore che la vita continua davvero. Non è il dolore, ma il filo che manca: la trama che teneva insieme i giorni, la coperta paziente contro ogni vento. Mi manca l’ancora, profonda e salda, alle radici che mi tenevano intero. Mi manca la certezza non detta, il porto che accoglieva ogni buio passeggero. A volte mi sento nessuno, pur tra gli affetti e le voci vicine: tu eri il perno invisibile, la misura quieta di ogni mio smarrimento. Eppure, in questo vuoto che resta, c’è una luce che non si spegne: la mancanza stessa ti rende presente, chiara, indispensabile, come il respiro che non si vede ma tiene in vita ogni cosa. Franco

Un sorriso in divisa

Anche tu te ne sei andato in autunno, quando l’aria si fa più lieve e le giornate brevi invitano al silenzio. Hai lottato a lungo contro il tempo e contro i malanni, ma lo hai fatto a modo tuo — con quel sorriso disarmante che sapeva smontare anche la tristezza. Alla fine ti sei arreso dolcemente, e con te si è placato un mondo che avevi imparato ad abitare senza mai lasciartene imprigionare. Eri troppo simpatico per essere davvero un uomo in divisa. Io… è come se ti avessi conosciuto da sempre. Ti ho visto ridere quando la vita graffiava, e ridere ancora quando sembrava abbracciarti. Stanotte, nel letto, mi porto le tue battute, i tuoi racconti, le tue massime — piccoli lampi di te che non vogliono spegnersi. Un altro autunno da ricordare, un altro sorriso che si allontana. Forse domani il vento passerà tra noi, carezzerà chi ti vuole bene, e in un soffio ritroveremo la tua ultima battuta, il tuo modo leggero di restare. Franco

mondo liqido

Mondo liquido La mano scivola sul foglio, si mescolano i colori — trasparenti, indocili, come pensieri che sfuggono al controllo. Ogni macchia cerca forma, ma l’acqua decide da sé, come la storia, come noi, in questo mondo liquido senza freni. Dove i ricchi criticano il capitalismo e i democratici strizzano l’occhio alle dittature; dove anche la coscienza si scioglie nel colore, lasciando un alone, una verità che evapora.

Senza immagine

Mi piace indugiare seduto, senza sapere, senza agire, a cullare pensieri leggeri, che scivolano via, senza rotta… o forse un senso. Poi, un lampo, un bagliore che squarcia il buio: da lì fioriscono idee, soluzioni sfumate, domande che graffiano il silenzio. Le domande… così preziose, ora che tutti hanno risposte da offrire. E la mente si libra, oltre il qui, oltre l'ora, come in un'altra dimensione. Vorrei imprigionare, fermare quel volo, ma manca il tempo, manca lo spazio. Attorno a me, solo silenzio. Per chi forgia l'immagine prima del gesto, ora non v'è nulla. Solo schegge che vibrano su una scala ignota. Franco

Perdersi

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Perdersi  Mi perdo nei tuoi occhi chiari,  come l’ebreo errante  nelle tele di Chagall.  In quel cielo capovolto,  senza confini né tempo,  dove l’unica legge  è l’amore.

Semicerchi tra le gocce

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Semicerchi tra le gocce I pensieri s’affollano, ad intermittenza, come tergicristalli in una notte di pioggia. Striduli, scandiscono un tempo che non mi appartiene, un ritmo che mi spinge avanti senza lasciarmi respirare. Ad ogni passaggio, un frammento di futuro: sfocato, lucente, ingannevole. Un semicerchio tra le gocce, un istante che si apre e si richiude con un suono tagliente. E intanto mi chiedo: il sereno arriverà? C’è un cielo azzurro oltre questo vetro appannato di dubbi? Il sincronismo è conforto e prigione, un ripetersi che illude di controllo ma che teme il cambiamento. Eppure, ogni strappo sul vetro traccia un sentiero: fragile, precario, vivo . Franco

Graceland

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  Graceland Lo ricordo bene, quell’anno, quando nella Dyane 6 cantavamo a squarciagola Graceland di Paul Simon. Capivamo poco delle parole, ma sentivamo che quel disco era un viaggio — o forse un sogno travestito da strada — un luogo di speranza, una fuga luminosa. Era la musica a guidarci, a entrare nel cuore dell’altopiano silano, tra faggeti e pini che sapevano di resina e futuro. La partenza, l’università, il domani si mescolavano ai boschi, alle curve di montagna, al respiro lento della giovinezza. L’auto ci cullava e ci mostrava un futuro come un puzzle da ricomporre con mani impazienti, con sorrisi aperti. Oggi, in auto con mia figlia, ascolto ancora Graceland. La mente smonta quel puzzle: i pezzi non coincidono più, sono più amari, più veri. Ma l’amicizia è intatta, viva come allora, come quei due ragazzi che giocavano a tennis portandosi la rete nella Dyane sbiadita, più arancio che rossa. Franco

Il ballatoio vuoto

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  Il ballatoio vuoto  Non ho voglia di tornare là dove le case restano chiuse e l’erba ramifica la pietra, tra un formichiere e un sanpietrino . Dalle mura scrostate cadono leggere le pietre. I vicoli tacciono, la fontana tace, ma i ricordi scorrono vivi. L’infanzia sboccia ancora dagli usci familiari, indelebile come i volti dietro le imposte serrate. Mi siedo sul ballatoio , di mio nonno, di mio padre, ora di nessuno. E immagino una folla di passanti che continua ad abitarmi: nel cuore, nell’anima. Franco
  Silenzi affilati  Di nuovo il broncio tra noi, un gelo senza un vero perché. Forse una parola, un gesto scordato, un nulla che— ti ha punto nel profondo. Eppure, è una vita che ci lega, una trama antica che inciampa ancora in nodi così ciechi. Non guardi mai oltre le ombre, non vedi la fiamma che in me si nutre, che arde eterna solo per te. Ti perdi nei dettagli, nelle spine d'orgoglio, nei silenzi che tagliano, mentre i miei occhi ti cercano, affamati, e il mio cuore trema ancora al tuo respiro. Franco 

Il pino

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Il pino Se l'è portato via il vento il grande pino. È caduto con tutte le sue chiome, in un silenzio senza respiro. Che tristezza vederlo steso a terra, orizzontale, come un ricordo che non si rialza. Poi il sole — puntuale come un perdono — ha illuminato il vuoto. Dal balcone un orizzonte nuovo, più vasto, ha preso forma tra le ciglia dell’aria. Un respiro più grande che porta la mente più in là. Oltre il dolore, oltre la perdita. Le montagne, mai viste prima, disegnano un profilo bluastro sul margine del giorno. La vita è la morte. Un amore che finisce, un altro spazio che si apre. E io, senza accorgermene, già respiro questa nuova speranza. Franco

In fila, alla cassa

  In fila, alla cassa   In fila, alla cassa del supermercato, davanti a me una signora anziana e il suo carrello.   Non solo pieno, ma ordinato come una preghiera. Pane, verdure, sapone: ogni cosa al posto giusto, come se il mondo dovesse reggersi lì, su quell’equilibrio silenzioso.   L’ho guardata muoversi con gesti lenti e precisi, offrendo ogni prodotto alla cassiera come un dono, non come merce. Un silenzioso insegnamento, lì in fila, la cura non è solo un fare, ma un modo d’essere.   E mi sono chiesto: quando abbiamo smarrito l’armonia? Quando abbiamo perso l’orgoglio di portare a casa il pane?   Corriamo, consumiamo, dimentichiamo. E altrove, una madre protegge un figlio sotto le bombe. Altrove, un vecchio fa la fila per l’acqua, non per il latte.   Ma non è poi così lontano quel dolore. Ci attraversa ogni giorno senza che lo vediamo. Eppure basterebbe poco: un gesto, uno sguardo, la cura per le piccole cose.   Perché la pace comincia in un ...

Tra tempesta e quiete

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Tra tempesta e quiete Il vero amore vive negli urti e negli abbracci, nelle parole aspre, nelle mani che tremano per troppo sentire. Solo con te posso essere tempesta, posso lasciare uscire la rabbia senza paura di perdermi. È con te che imparo chi sono, è senza di te che mi dimentico di me stesso. Sei la mia ispirazione, sei la scintilla, sei il porto dove riposano le mie vele stanche . E adesso non vedo l’ora di tornare, di perdermi ancora, di ritrovarmi nei tuoi occhi, nella tua voce, nella tua  luce Franco  

Davanti a un Campari

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Davanti a un Campari ci siamo aperti come non accadeva da tempo. Da Napoli a San Donato tutto era cambiato: luoghi, storie, assenze… ma non lo Spirito — che al secondo giro brillava più forte di allora. Ecco noi, nudi nella verità degli anni: il Pezzo, intelligenza che si tocca, battuta che taglia senza ferire; il Professore, autentico, originale, mai riciclato; io, Farfalla, che mi commuovo facile e mi nutro del prossimo. Il tempo si piega, diventa curvo, si lascia attraversare. Il luogo non è più quello, ma quello dei racconti, dei ricordi, delle faccine, dei personaggi veri e inventati — Benefazio, Mezzatempia, Bufaraldina… Poi ci ritroviamo a piazzetta Nilo, con gli occhi di chi non c’è più. Parliamo con loro, ridiamo con loro, come se il tempo non fosse mai passato. Ci salutiamo con la promessa di rivederci, e uno scatto, un selfie a fermare l’eterno. E in auto, nel viaggio di ritorno, per un attimo penso: vederci spesso ci allungherebbe troppo la vita. Perché quando ci vediamo sp...

Una favola reale

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  Non mi sarei mai aspettato una favola così reale, un dialogo che si apre tra le pagine di un libro, tra i sedili di un viaggio, tra il tempo che passa e quello che ritorna. I tuoi occhi svegli, scuri, specchi di un pensiero in movimento, di domande che bruciano, di mondi che si aprono come finestre sul futuro. Parliamo di libertà, di democrazia e politica, tu con l’entusiasmo di chi scopre il mondo, io con la meraviglia di chi lo riscopre, apprendendo da te quello che credevo di sapere. I Rosselli e Picasso, la rivoluzione e il colore, il mio socialismo che si arricchisce delle tue letture, la mia architettura che incontra i tuoi pensieri, fino a plasmare un ponte che unisce il passato e il futuro. Nel tuo amore per l’espressionismo vedo la ribellione dei sogni, nella tua Vienna freudiana leggo il bisogno di capire, e mentre tu cerchi il senso di un secolo complesso, io trovo in te la mia più semplice verità. Franco

Campi Flegrei

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  Campi Flegrei Una caldera colma di vita, strade e case intrecciate a respiri, Napoli vibra, forse la sua anima sgorga dal profondo, dal fuoco sommerso. Oggi come ieri, da sempre, la speranza si aggrappa a un mantello di roccia, duttile, cedevole, che si piega al battito della terra, si frattura, trema, ma non cede alle pressioni, al magma. Così il paesaggio muta da secoli, il mare si ritira, svela mosaici sommersi, rovine romane che riemergono come memorie intatte nel tempo. Le barche restano orfane d’acqua, si adagiano goffe sulla sabbia, come auto senza ruote, pastelli sbiaditi in un dipinto mutevole. Non ci sono certezze, nemmeno la vita ne ha. Eppure la città sorride, misura il passo sul respiro della terra, accetta il gioco del caso, perché la natura è varia, cangiante, irripetibile. Franco