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Ritorni e Memorie: Racconti di Franco Acri

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  Ritorni e Memorie: Racconti di Franco Acri Prefazione Tornare non è mai un gesto neutro. È un atto che scava, come la lama di una matita che affila il legno per ritrovare la punta. Ogni ritorno contiene la vertigine del riconoscere e del non riconoscere. Ritorni e Memorie nasce da questa vertigine. Questo libro nasce dal desiderio di fermare il tempo, di catturare la memoria dei luoghi, delle persone e degli attimi che ci definiscono. Le pagine che seguono sono un intreccio di storie personali, incontri casuali e ritorni nei luoghi dell’infanzia e dell’anima. Un architetto, per mestiere, disegna spazi per la vita futura. Ma c’è un luogo che non si progetta: il passato. Questa raccolta è il mio tentativo di disegnare quel tempo, di non lasciare che i ricordi scivolino via come intonaco dalle pareti di una casa abbandonata. Alcuni racconti si svolgono a Luzzi, il mio paese natale, dove le pietre, i vicoli e le persone hanno plasmato la mia identità. Altri racconti, invece, si amb...

Dove avevamo lasciato tutto

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  Dove avevamo lasciato tutto di Franco Acri Estate, fine anni Novanta. Ero uno studente — ormai fuori corso — di Architettura alla Federico II di Napoli. Mi trovavo a casa, in via San Gregorio Armeno, quando squillò il telefono. «Pronto?» «Ciao, sono Leonardo», disse una voce che non sentivo da anni. «Ciao! Che sorpresa! Da quanto tempo!» «Ho chiesto il tuo numero a zio Peppe. Anche lui era sorpreso e contento. Tuo padre, poi, è sempre lo stesso: quando gli ho chiesto di te, mi ha risposto con uno dei suoi soliti aforismi.» Sorrisi. «Sai, Leo, ho davvero voglia di rivederti.» «Anch’io. Ho bisogno di raccontarti alcune cose... pesanti. Mi sento perso. E in certi momenti hai bisogno di parlare con chi conosce le tue radici.» «Alle 13:10 parte un treno per Cosenza. Se mi vieni a prendere, ci vediamo in stazione prima delle 18.» «Perfetto. Ti aspetto.» Preparai una borsa con lo stretto necessario. In treno, aprii Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. L’avevo g...

Sotto l’acacia

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A pochi passi da casa, il Bar Roma sembra più un porto per nostalgici che un locale. Roberto , il proprietario, è quasi mio coetaneo: nei suoi occhi, dietro le rughe sottili e il sorriso di chi ne ha viste tante, si riflettono gli anni Ottanta , una gioventù fatta di Vespe rombanti , poster di top model e cinema italiano che sapeva ridere di sé stesso. Nomi come Troisi , Benigni , Verdone , Nuti sono ancora sulle sue labbra, come vecchi amici che tornano a trovarlo ogni tanto. Fuori, due ombrelloni sbilenchi e sferzati dal vento si contendono lo spazio con un vecchio albero di acacia , la cui ombra è l’unica vera salvezza nelle giornate torride. Prima dell’ingresso, una tettoia di legno e plastica, in parte trasparente, opprime più che accogliere: il tempo l’ha resa pesante e malinconica, come se avesse assorbito tutti i discorsi e i sospiri dei clienti di passaggio. Dentro, il buio è quasi un’abitudine. Il bancone corre in lunghezza come una pista di atterraggio per tazzine di caffè...

Concetta, sulla riva

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Stasera, sulla spiaggia, si è aperto un lungo dialogo con una signora anziana di nome Concetta . C’era qualcosa di familiare nei suoi modi garbati, nelle movenze gentili, nella sua voce. Vive a Brescia da oltre sessant’anni, eppure, mentre parlava, si avvertiva un altrove, un’origine rimasta viva dentro di lei. Con discrezione, le ho chiesto delle sue vere radici. Così è venuto fuori il piccolo arcano: Concetta è nata e cresciuta in un paesino della provincia di Messina . Prima del matrimonio, viveva tra le pietre calde di quella Sicilia contadina , dove le ragazze sedevano lungo i vicoli a chiacchierare, a intrecciare parole come si fa con l’uncinetto o i ferri. Mi ha parlato delle vendemmie , della pastorizia , di un mondo che oggi appare lontano, eppure così vicino nei suoi ricordi. Dopo il matrimonio, seguì il marito — anche lui siciliano — al Nord, nel bresciano. E lì ha messo radici, senza però smarrire nulla della sua giovinezza. Ha portato con sé il dialetto , i gesti, i sapor...

Le Menti Che Modellano

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Quando mi chiedono dove vivo, rispondo quasi sempre con una smorfia: "Altrove". Non per disprezzo, ma per onestà. Vivo e lavoro lontano dal mio paese d’origine, in un contesto che si muove meno velocemente di quanto sembri, dove tutto vuole apparire più efficiente, più moderno. Ma in realtà, ogni volta che qualcosa si inceppa — nella vita o nel lavoro — mi rendo conto che il mio punto d'appoggio è ancora lì, tra le persone con cui sono cresciuto. Come oggi. La mia auto ha dei problemi. Il meccanico qui ha provato di tutto, ma non ne viene a capo. Così, senza pensarci troppo, chiamo Pasquale. "È il sensore dei giri del motore," dice al telefono, dopo qualche domanda mirata. "Sicuro al novanta per cento. Il resto è diagnosi di pancia." Pasquale non sbaglia. Mai. Ha quella capacità rara di leggere i sintomi e risalire alla causa. Non ragiona per tentativi, non lavora a caso. È un meccanico, sì, ma di quelli che hanno il mestiere nelle mani e il metodo nel...