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Visualizzazione dei post con l'etichetta Racconti Brevi

Claudio

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  Claudio L’ho rivisto in paese, Claudio, quest'estate. I capelli se ne sono andati e ha una barba lunga, un’immagine nuova a cui non ero abituato. Gli occhi, però, sono rimasti quelli di sempre: svegli, espressivi, capaci di parlarmi ancora prima che apra bocca. Vederlo è stato come scoperchiare una scatola del tempo. In un attimo sono tornato al quartiere, a quelle giornate trascorse seduti su un muretto a sognare un mondo che ci sembrava ancora in bianco e nero. Avevamo molte cose in comune, lentiggini a parte: la fame di lettura, i quotidiani, la Settimana Enigmistica e, sopra ogni cosa, la Formula 1. Mentre restavamo piantati su quell’acciottolato di pietre tra i vicoli, la nostra mente correva con i bolidi: Ferrari, McLaren, Lotus. I piloti erano i nostri veri eroi. La casa di Claudio era raggiungibile attraverso due percorsi. Sceglievo sempre il più breve, perché nascondeva un segreto: un giardino che profumava di limoni tutto l’anno. Per sbirciarvi dentro bisognava affaccia...

FRANCO ACRI TRA LUZZI E L’ACACIA

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    TRA LUZZI E L’ACACIA Memorie e racconti di radici ritrovate di Franco Acri Nota dell’Autore Tra Luzzi e l’acacia è un viaggio che nasce da un’urgenza: quella di riallacciare i fili tra ciò che ero e ciò che sono diventato. È un memoir narrativo che racconta il ritorno alle radici e la scoperta di nuove appartenenze, un dialogo tra il paese calabrese dove sono nato e lo slargo, sotto l’ombra di un’acacia, dove oggi vivo e ascolto storie. Attraverso questi racconti, ho cercato di compiere un doppio viaggio. Da un lato c’è Luzzi, con il calore della sartoria di mio padre — crocevia di vita, politica e solidarietà — e il silenzio dei suoi vicoli oggi deserti; dall’altro c’è la comunità del Bar Roma, dove le vite si intrecciano ancora con la stessa lentezza e autenticità di un tempo. In queste pagine si incontrano figure che sono diventate specchi: il "cugino" marocchino incontrato durante una corsa folle tra due mari, la signora Concetta che porta la sua Sicilia ...

L'estate che non meritavamo

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  L’estate che non meritavamo Una di quelle estati che pensi di non poter meritare, a un’età in cui i pensieri dovrebbero essere altri: il lavoro, una famiglia, tutte quelle stupidaggini che senti per strada o seduto al bar. Noi, invece, eravamo un gruppo di amici e amiche con poche cose. Niente soldi, niente ambizioni da telegiornale. Solo una fame enorme di vivere, di stringere forte le poche conquiste: la confusione di un’utilitaria stracarica, le strade di provincia che profumano di ginestra e asfalto bollente, la fiducia muta che ci legava. Quell’estate era un susseguirsi di fughe: feste di paese, sagre, concerti nelle piazze dove il palco era sempre un po’ storto. Quella sera eravamo a Rogliano, in provincia di Cosenza, seduti a un tavolino di plastica a bere una birra tiepida prima che iniziasse Eugenio Finardi. L’aria era calda e dolce, carica di voci sovrapposte. Poi entrò lui, l’impresario: un tipo con la giacca chiara e la camicia a fiori. Ci vide e ci fece un cenn...