Post

Cronache dal Bar Paradiso

Immagine
  Franco Acri A San Clemente di Galluccio il tempo non è una linea retta. È un cerchio. Un cerchio che ruota attorno alla facciata della chiesa e ai tavolini del bar. Lo so perché ci giro dentro da anni, come un disco rigato, e ancora non mi sono stufato. Quando torno dallo studio – stanco, intasato di nodi da equilibrare e forze da contrastare – il mio approdo naturale è via Chiesa. È lì che il  Bar Paradiso presidia il corridoio più vivo della frazione . Uno spazio vibrante stretto tra la piazza, che respira a pieni polmoni, e l'ombra protettiva della parrocchia. Praticamente tra Dio e il mondo. Un posto dove puoi peccare con la coscienza a posto, perché tanto il campanile ti guarda e non dice niente. Al mattino, il sole compie un rito di precisione maniacale: illumina prima la facciata della chiesa, poi gira sulla cortina delle case in tufo. Una carezza dorata che risveglia gli intonaci e scalda il gazebo in ferro. Al mio arrivo, però, il sole è già scivolato dietro la chie...
  Cronache dal Bar Paradiso (Versione dell'Architetto) A San Clemente di Galluccio il tempo non è una linea retta. È un cerchio. Un cerchio che ruota attorno alla facciata della chiesa e ai tavolini del bar. Lo so perché ci giro dentro da anni, come un disco rigato, e ancora non mi sono stufato. Quando torno dallo studio – stanco, intasato di nodi da equilibrare e forze da contrastare – il mio approdo naturale è via Chiesa. È lì che il Bar Paradiso presidia il corridoio più vivo della frazione . Uno spazio vibrante stretto tra la piazza, che respira a pieni polmoni, e l'ombra protettiva della parrocchia. Praticamente tra Dio e il mondo. Un posto dove puoi peccare con la coscienza a posto, perché tanto il campanile ti guarda e non dice niente. Al mattino, il sole compie un rito di precisione maniacale: illumina prima la facciata della chiesa, poi gira sulla cortina delle case in tufo. Una carezza dorata che risveglia gli intonaci e scalda il gazebo in ferro. Al mio arrivo, però,...

Primavera, "Amori" e Cadaveri: Il Cinismo al Potere nel Mediterraneo

Immagine
  di Franco Acri Benvenuta primavera. La stagione dei fiori, del risveglio della natura e, a quanto pare, dei bollenti spiriti ministeriali. Mentre il Ministro dell'Interno è impegnato a gestire i riflessi mediatici di certe "frequentazioni" primaverili e scandali da rotocalco, il Mediterraneo centrale ha deciso di servire il solito menù di Pasqua: settantuno dispersi, due corpi recuperati, trentadue sopravvissuti sotto choc. Scrivere di questa ennesima tragedia non è più giornalismo: è un’umiliazione per chi scrive e per chi legge. Siamo arrivati a quel punto di saturazione morale in cui il numero dei morti diventa un rumore di fondo, un fastidio burocratico che interrompe la narrazione di una politica più interessata alle "stagioni dell'amore" che ai doveri del soccorso. Priorità da Viminale: Cupido batte Nettuno Mentre l’imbarcazione partita da Tajoura si ribaltava, scaricando in mare pakistani, egiziani e bengalesi, l’agenda politica sembrava distratta d...
Immagine
  Cronache dal Bar Paradiso A San Clemente di Galluccio il tempo non è una linea retta, ma un cerchio che ruota attorno alla facciata della chiesa e ai tavolini del bar. Quando torno dallo studio, il mio approdo naturale è via Chiesa. È qui che il Bar Paradiso presidia il corridoio più vivo della frazione , uno spazio vibrante stretto tra la piazza che respira a pieni polmoni e l’ombra protettiva della parrocchia. Al mattino, il sole compie un rito di precisione: illumina la facciata della chiesa per poi girare sulla cortina delle case in tufo che delimita la via. È un movimento lento, una carezza dorata che risveglia gli intonaci caldi e riscalda il gazebo in ferro, proiettando ombre lunghe e geometriche sulla pavimentazione chiara della piazza. In questo scenario, tra gli alberi che regalano sprazzi di fresco e le panchine schierate come spettatori muti, i proprietari del bar appaiono come una curiosa antologia di caratteri: pur appartenendo allo stesso sangue, mostrano volti e ...

Il Colore del Silenzio narrativa

Immagine
Franco Acri Il Colore del Silenzio A San Clemente di Galluccio il tempo non scorre: ruota. Ruota lento, ostinato, attorno alle stagioni della vite, ai fuochi di Sant'Antonio Abate che fendono l'inverno e alle sagre che accendono le vie di un fermento continuo. Qui, dove i bar restano illuminati fino a notte fonda come lanterne, la vita di tutti è un libro aperto. Tranne la loro. Eppure, a guardarli bene, sembravano fatti della stessa sostanza di quel borgo. Nati nella medesima terra vulcanica, tenace, cresciuti sotto lo stesso sole che segna la pelle e la scurisce presto. Avevano gli stessi tratti: capelli folti, occhi profondi, come se dentro fosse rimasto qualcosa dei boschi di Roccamonfina. Due rami dello stesso albero, vicini da riconoscersi, lontani da non toccarsi mai. Lei era timida come lui. Ma la sua non era una timidezza che si nascondeva: si lasciava intuire. Nei gesti misurati, nello sguardo che arrivava e subito si ritraeva, come se non volesse disturbare. La sua e...

​Il Colore del Silenzio

Immagine
  ​Il Colore del Silenzio di Franco Acri  ​A San Clemente di Galluccio il tempo non scorre, ruota. Intorno alla vite, ai fuochi di Sant’Antonio Abate, alle sagre che tengono accesi i vicoli fino a notte. Qui la vita di tutti è un libro aperto. Tranne la loro. ​Erano nati lì. Stessa terra, stessa luce addosso. Pelle che si scuriva presto, capelli densi, occhi profondi come i boschi di Roccamonfina. Due rami dello stesso albero, mai intrecciati. ​Lei era timida come lui. Una bellezza da cercare. Stava nei dettagli: nei colori scelti con cura, nei gesti trattenuti, nello sguardo che arrivava e subito si ritraeva. La vita stretta disegnava forme già compiute, senza esibirle. ​Lui la vide quando era poco più che un’idea. Nessuna parola. Solo uno sguardo, tra i tavolini. Bastò. ​Ogni anno, alla Festa dell’Uva, tutto tornava. L’odore del mosto, i vicoli pieni, l’Aglianico scuro nei bicchieri. Lui la cercava nel fumo delle griglie. Lei rideva, con quel rosso tra le dita. Alla l...

Pasqua negli occhi

Immagine
Pasqua negli occhi Questa Pasqua ha un respiro diverso, più profondo, più vero: passa da te e arriva fino a me. Hai gli occhi che sorridono, ed è lì che ti amo di più, in quella luce silenziosa che non chiede parole. Quando mi guardi così torno bambino, senza peso né difese, felice di niente e pieno di tutto. È una Pasqua che pulisce dentro, non si limita a tornare: resta, come una magia gentile, come un amore ritrovato. E allora mi accorgo di essere più vicino al mondo, più aperto agli altri, più vivo, più innamorato della vita e di te. Franco