Primavera, "Amori" e Cadaveri: Il Cinismo al Potere nel Mediterraneo
di Franco Acri
Benvenuta primavera. La stagione dei fiori, del risveglio della natura e, a quanto pare, dei bollenti spiriti ministeriali. Mentre il Ministro dell'Interno è impegnato a gestire i riflessi mediatici di certe "frequentazioni" primaverili e scandali da rotocalco, il Mediterraneo centrale ha deciso di servire il solito menù di Pasqua: settantuno dispersi, due corpi recuperati, trentadue sopravvissuti sotto choc.
Scrivere di questa ennesima tragedia non è più giornalismo: è un’umiliazione per chi scrive e per chi legge. Siamo arrivati a quel punto di saturazione morale in cui il numero dei morti diventa un rumore di fondo, un fastidio burocratico che interrompe la narrazione di una politica più interessata alle "stagioni dell'amore" che ai doveri del soccorso.
Priorità da Viminale: Cupido batte Nettuno
Mentre l’imbarcazione partita da Tajoura si ribaltava, scaricando in mare pakistani, egiziani e bengalesi, l’agenda politica sembrava distratta da faccende decisamente più... intime. È curioso vedere come il concetto di "sicurezza" sia diventato elastico: massima allerta per nascondere scivoloni privati, minima solerzia per rispondere ai mayday che arrivano dal mare.
Siamo in primavera, dopotutto. È la stagione in cui ci si innamora, si esce a cena, si finisce sui giornali per i motivi sbagliati. Peccato che per i settantuno dispersi di Pasqua la primavera sia arrivata sotto forma di acqua gelida e polmoni che scoppiano. Ma d'altronde, a tutto c'è un limite: e il limite di questo governo sembra essere la soglia di casa propria, oltre la quale la vita umana diventa un "effetto collaterale".
Sapevano tutti, hanno guardato altrove
Non usiamo giri di parole: lo Stato italiano, Malta e l’Unione Europea sapevano. Un aereo della marina francese sorvolava l’orrore, le foto aeree immortalavano la scena terrificante di persone aggrappate a uno scafo rosso e marrone. Eppure, il silenzio istituzionale è stato assordante. Dal 2014 sono quasi trentaquattromilacinquecento le persone morte. Quest'anno siamo già a oltre ottocento vittime, tra cui un centinaio di bambini.
Cosa dicono i politici "cristiani" che si scambiano auguri di Resurrezione mentre permettono questa strage? Forse erano troppo impegnati a solidarizzare col Ministro per le sue pene di cuore (o di poltrona) per accorgersi di chi, nel frattempo, scendeva agli inferi nel silenzio dei radar. Il Papa ha parlato, sì, ma le sue parole hanno la stessa efficacia di un cerotto su una ferita d'arma da fuoco se non seguite da navi, corridoi umanitari e volontà politica.
Basta parole, servono fatti (e meno gossip)
Siamo stanchi. Stanchi di questo mix nauseante di indifferenza istituzionale e cronaca rosa da palazzo. La mancanza di volontà politica di alleviare il problema non è più una svista, è una strategia. Ci siamo abituati ai morti come ci si abitua al bollo auto: una tassa fissa per mantenere il nostro stile di vita e la nostra pace mentale.
Serve un'iniziativa concreta, ora. Servono il ripristino immediato dei soccorsi – perché con le parole e i tweet non si tira su nessuno dall'acqua – e la fine di questa indifferenza: la politica torni a occuparsi di vite umane invece di gestire lo stress da scandalo. Se la primavera è la stagione dell'amore, speriamo che qualcuno al governo trovi il tempo di innamorarsi di nuovo della decenza. Anche se, a giudicare dalle testimonianze dei superstiti di Lampedusa, la decenza è affondata insieme a quel barcone rosso e marrone.
Buona Pasqua (in ritardo) a chi è rimasto a galla. Agli altri, restano solo le nostre inutili parole.
Commenti
Posta un commento