Alla Bottega di Nonna Elena, un candidato che parla (finalmente) di politica
Alla Bottega di Nonna Elena, un candidato che parla (finalmente) di politica
di Franco Acri
Giovedì sera, nella solita cornice della Bottega di Nonna Elena a Vairano Scalo, si è consumato un piccolo, quasi inquietante, miracolo politico: qualcuno ha parlato di contenuti.
Sì, avete capito bene: contenuti. Quella strana materia ormai scomparsa dai comizi, sostituita da slogan in saldo, promesse in saldo e l’immancabile selfie di gruppo con la birra in mano.
Il protagonista della serata è Antonello Bonacci, candidato del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali della Campania (24 e 25 novembre 2025). Bonacci, di Calvi Risorta, non è un volto sconosciuto. Anzi. È un "reduce della quasi-vittoria" che, nonostante un eccellente risultato personale alle precedenti Regionali, non riuscì a varcare la soglia del Consiglio. Il dettaglio più gustoso? L'incontro si è svolto nello stesso identico locale che ospitò la sua campagna precedente, e dove io stesso lo incontrai per la prima volta durante le Europee (allora il candidato del PD era Francesco Forte). Il destino — o forse la cocciutaggine — ci ha fatti ritrovare nello stesso luogo, con lo stesso partito, ma con una differenza sostanziale: questa volta ho sentito parlare di politica, non di retorica.
Lo Shock da Contenuto (Zero Promesse Mirabolanti)
In un’epoca dominata dal frastuono delle guerre a noi vicine e dove la politica è un gigantesco reality show autoreferenziale, Bonacci ha osato parlare di programmazione. Avete capito bene: programmazione. Una parola così desueta che suonava quasi come una bestemmia nel tempio del populismo.
Niente grandi "faremo" o piccoli "ci proveremo". Ha usato un lessico quasi rivoluzionario in questi tempi, parlando di territorio e di realtà. Ha ricordato che lo sviluppo non nasce per caso, ma si costruisce. E qui sta il punto:
"Senza strade non c’è turismo, senza servizi di trasporto non c’è economia, senza servizi sociali non c’è vita"
La Trilogia del Disagio: Spopolamento come Politica Sociale
Il vero capolavoro di negligenza decennale si manifesta nel "miracolo" dello spopolamento. Non è un incidente, ma una conseguenza diretta, quasi un incentivo istituzionale.
Bonacci ha centrato il cuore del problema: la nostra "Porta del Mezzogiorno" è rimasta chiusa a chiave con le serrature arrugginite. Lo ha fatto snocciolando il vero dramma dell'alto casertano: le scuole chiudono per mancanza di alunni, gli ambulatori sono miraggi sanitari, i treni – quando passano – sembrano fermarsi più per compassione che per orario.
È l'eutanasia dei servizi: eliminiamo la sanità, eliminiamo i trasporti, chiudiamo la scuola. I cittadini, per forza di cose, se ne vanno. Se non ci sono più persone, non ci sono più problemi da risolvere!
Un quadro che noi, residenti, conosciamo a memoria: portare i figli a scuola come se fosse una missione, accompagnare i genitori a visita come se fosse un viaggio intercontinentale.
Il Ritorno al "Noi"
Da vecchio socialista, lo ammetto, mi aspettavo il solito discorso intriso d’ideologia. Invece no. Bonacci ha parlato di sviluppo e territorio, dicendo esattamente quello che deve fare un candidato regionale.
Ha parlato di noi. Quella parola che in politica sembra ormai fuori moda, sostituita da un "io" urlato, arrogante, autoreferenziale che occupa posti chiave ignorando la realtà circostante.
Sulla via del ritorno, in auto, ho riflettuto a lungo. Non capita spesso, di questi tempi, di tornare da un incontro politico con la sensazione di aver ascoltato qualcosa di vero, privo di demagogia.
Mi sono scoperto ottimista, quasi contagiato da quella strana malattia che si chiama speranza. Bonacci, con la sua empatia, può far tacere la propaganda e l'inadempienza.
Perché se la politica è ancora capace di ascoltare, di progettare e di dire "noi" in faccia al disastro, allora forse — e dico forse — non tutto è perduto. E magari, tra una promessa mancata e un selfie elettorale, qualcuno come Antonello Bonacci può ancora ricordarci che la politica, quando è fatta bene, sa parlare al cuore. E non solo alla pancia.
Noi di comune di sparanise. com abbiamo già la nostra candidata. Si chiama Melania Russo. È una bravissima ragazza, molto preparata e determinata ad affrontare le sfide del futuro. Concordiamo sul fatto che la Lega sia solo un prodotto politico che i meridionali non intendono acquistare perché di secessione proprio non ne vogliono sentire parlare. Mi dispiace per Teresa Nicoletti, per suo marito Giancarlo, che tra l'altro sono pure dei colleghi, ma la Lega, a Sparanise, non ci può stare, perché già bastano i problemi che ci sono. Siamo uomini o colonnelli? Ride bene chi ride ultimo.
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