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Visualizzazione dei post con l'etichetta Poesia sociale

L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry

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L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry (che ci ha lasciato pochi giorni fa) Da Gehry, che ora riposa oltre la forma, il gesto resta legge: rompere, per ricreare. La frammentazione come scintilla; la composizione come ritorno, forma che cade e si rialza più forte. Questo ci hai insegnato, Maestro: che il mondo non è una linea, ma un continuo rinascere. In America, terra di sogni larghi e di Democrazia con fiato profondo, fosti libero davvero. Oggi, però, quella stessa terra stringe la voce, la nasconde a chi non è nella “razza giusta”, nel credo dominante. Il coro si incrina, e il sussurro diventa un grido solo. Tu, che hai fatto della libertà una forma, ora ci manchi mentre la libertà trema. Nel disegno del Costruttore nessuno sta sopra nessuno. L’anima non vuole padroni: vuole l’incontro. Cerca il Pari, non un vertice — un orizzonte. E tu, con le tue curve indomite, ci hai mostrato che anche il pari può essere una rivoluzione. L’Europa nasce da scontri e intrecci,...

Baciatemi il culo (detto in tempi di cupole)

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La nebbia fitta cancella i miei piani, niente scampagnata in moto: resto nel letto e lascio che la mente voli via. Sul comodino, un libro aperto sulla pittura: Correggio mi solleva tra le nuvole, Lanfranco e Giordano animano le volte. Ma è Tiepolo che mi cattura, con la sua luce, quel rococò che si fa respiro d’Europa, ponte verso l’Illuminismo, linguaggio nuovo che varca i confini. Nelle sue nuvole danzano popoli e idee, in un cielo che non ha padroni. Ma poi torno all’oggi, ai giorni dei muri e delle frontiere, ai nazionalismi stanchi e alle guerre che si travestono da ordine. Un tempo la pittura rompeva le cornici, ora le si ristabiliscono con ferro e dogmi. Non è più neoclassicismo a frenare l’eccesso, è disciplina che sa di obbedienza, è il ritorno alla misura come imposizione. E mi rimbomba nelle orecchie una frase che fa male: “tutti sono ansiosi di baciarmi il culo”, dice il presidente americano, con arroganza rivestita da potere. Non è solo volgarità, è un’epoca che abdica all...

La penna non trema

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Scrivere è scegliere, non un gioco d’inchiostro ma un urlo che incide la pietra. Non c’è spazio per chi tace, per chi si volta, per chi vende la verità al prezzo del silenzio. Il potere chiude le porte, parla da solo, si specchia nei propri applausi, mentre i poeti scrivono con il fuoco tra le dita. Non basta cantare il vento, il mare, la luna che trema. La poesia è ferro, è fango sotto le unghie, è voce che sfida il monologo, che fruga tra le menzogne e le espone alla luce. La libertà non si mendica, si prende, si tiene stretta, si difende con la penna, con la mente, con l’anima. Franco

Generali di Baj risorgono

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Tra vetri rotti e memorie di carta, i generali di Baj tornano in vita. Non più su stoffe dipinte a olio,  ma in carne ed ossa, riportati in auge da un nuovo condottiero. Salvini, il nome che risuona come un’eco, sventola la bandiera di un passato che non vuole morire. I suoi cannoni sparano parole di odio,  frammentando l'Europa con ideologie di un tempo. Baj, maestro del collage e della satira, ora osserva impotente questo teatrino grottesco. I suoi generali, un tempo marionette ironiche, ora sono marionette di potere,  mosse da un burattinaio cinico. Pinelli, l'anarchico idealista, vola via tra i frammenti di vetro,  cercando un rifugio in un museo illusorio. Ma l'arte non può fermare l'onda nera che avanza, non può svegliare le coscienze assopite. Resta solo il silenzio assordante della storia, che osserva impotente il ripetersi degli stessi errori. E Baj, con i suoi generali deformi e grotteschi, ci ammonisce: la memoria è fragile, la libertà va difesa. Perché qu...

Naufraghi

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Mani tese nel Mediterraneo che non sempre trovano chi le stringe. Piccole mani a Cutro... La risacca restituisce i corpi, nell'incapacità delle istituzioni. Mi vergogno di me stesso. Franco