Trittico del tempo ritrovato

 I. L’urto


Basta un nome,

detto piano,

come se non avesse peso.

E invece cade —

preciso —

nel punto dove non guarisco.

Una città attraversata distrattamente,

una strada qualunque,

una canzone che non cercavo

e che pure mi trova.

Allora il tempo si piega,

non va avanti —

ritorna.

E ciò che credevo dimenticato

non era passato:

aspettava me,

più lento,

più fragile,

più vero.

Così la gelosia non ha un volto,

non ha colpa,

non ha presente.

È un’eco,

un riflesso tardivo,

una ferita che impara a parlare

quando ormai non posso rispondere.

E resto lì,

inerme,

a comprendere troppo tardi

che l’amore

non finisce:

si nasconde nel tempo

per tornare a chiamarci.


II. La stanza del passato

Non è il ricordo che torna:

sono io

che entro di nuovo

in ciò che credevo finito.

Basta poco —

un suono,

una luce inclinata del pomeriggio,

un nome sfiorato per errore.

E tutto si riapre

senza chiedere permesso.

Le stanze sono le stesse,

ma io no.

Eppure sento

con la stessa esattezza di allora.

È questo che ferisce:

non il passato,

ma la sua fedeltà.

La gelosia nasce qui,

in questo scarto invisibile

tra ciò che so adesso

e ciò che ho vissuto senza capire.

È una domanda senza voce,

un confronto impossibile

tra me

e chi ero.

E resto sospeso,

in bilico tra due tempi,

a riconoscere, tardi,

che certe verità

non accadono:

ritornano.


III. Il filo disteso

Non tutto ritorna

per ferire.

Alcune cose

imparano il silenzio,

si fanno leggere,

quasi lievi.

Ritornano ugualmente —

ma senza urto,

senza domanda.

Come luce

su una stanza conosciuta

che non chiede più spiegazioni.

Riconosco i luoghi,

i nomi,

perfino le attese.

Ma non mi trattengono.

È cambiato il tempo:

non fuori —

dentro.

Ciò che era nodo

ora è filo disteso,

ciò che era mancanza

non reclama più.

Non è pace,

non del tutto.

È un modo nuovo

di stare accanto a ciò che è stato

senza volerlo cambiare.

E capisco allora,

senza fretta,

che il passato

non chiede di essere vinto,

ma solo

di essere lasciato andare.

Franco

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