Baciatemi il culo (detto in tempi di cupole)
La nebbia fitta cancella i miei piani,
niente scampagnata in moto:
resto nel letto
e lascio che la mente voli via.
Sul comodino,
un libro aperto sulla pittura:
Correggio mi solleva tra le nuvole,
Lanfranco e Giordano animano le volte.
Ma è Tiepolo che mi cattura,
con la sua luce,
quel rococò che si fa respiro d’Europa,
ponte verso l’Illuminismo,
linguaggio nuovo che varca i confini.
Nelle sue nuvole danzano popoli e idee,
in un cielo che non ha padroni.
Ma poi torno all’oggi,
ai giorni dei muri e delle frontiere,
ai nazionalismi stanchi
e alle guerre che si travestono da ordine.
Un tempo la pittura rompeva le cornici,
ora le si ristabiliscono con ferro e dogmi.
Non è più neoclassicismo a frenare l’eccesso,
è disciplina che sa di obbedienza,
è il ritorno alla misura
come imposizione.
E mi rimbomba nelle orecchie
una frase che fa male:
“tutti sono ansiosi di baciarmi il culo”,
dice il presidente americano,
con arroganza rivestita da potere.
Non è solo volgarità,
è un’epoca che abdica alla bellezza,
alla leggerezza del pensiero,
alla libertà del volo.
Tiepolo non abita più le volte,
le sue figure cadono,
trafitte da parole di piombo.
Siamo a un passo dal baratro,
e quel cielo che un tempo si apriva,
oggi si chiude.
Franco
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