L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry
L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry
(che ci ha lasciato pochi giorni fa)
Da Gehry, che ora riposa oltre la forma,
il gesto resta legge:
rompere, per ricreare.
La frammentazione come scintilla;
la composizione come ritorno,
forma che cade
e si rialza più forte.
Questo ci hai insegnato, Maestro:
che il mondo non è una linea,
ma un continuo rinascere.
In America, terra di sogni larghi
e di Democrazia con fiato profondo,
fosti libero davvero.
Oggi, però, quella stessa terra
stringe la voce, la nasconde
a chi non è nella “razza giusta”,
nel credo dominante.
Il coro si incrina,
e il sussurro diventa un grido solo.
Tu, che hai fatto della libertà una forma,
ora ci manchi mentre la libertà trema.
Nel disegno del Costruttore
nessuno sta sopra nessuno.
L’anima non vuole padroni:
vuole l’incontro.
Cerca il Pari,
non un vertice — un orizzonte.
E tu, con le tue curve indomite,
ci hai mostrato che anche il pari
può essere una rivoluzione.
L’Europa nasce da scontri e intrecci,
dal multilateralismo che apre,
dal Diverso accolto come forza.
È un lascito duro, millenario,
una voce che ci ammonisce:
non tornate alle vecchie gabbie.
E dentro questa voce risuona anche la tua:
l’invito a non temere il nuovo,
a non addomesticare la complessità.
Basta! ai gridi che chiudono.
Basta! alle bandiere serrate.
Basta! ai muri eretti in fretta.
Basta! alle ombre che impongono silenzio.
Tu hai aperto porte dove c’erano pareti,
hai insegnato che ogni muro
è solo un invito a superarlo.
Viviamo un mondo plurale:
più popoli, più fedi, più strade.
E solo la democrazia difende
la fragile, ostinata
casa della libertà.
È il luogo che ti appartiene,
ed è lì che le tue forme continueranno
a respirare.
Franco
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