Il Colore del Silenzio
Il Colore del Silenzio
A San Clemente di Galluccio il tempo non scorre, ruota. Intorno alla vite, ai fuochi di Sant’Antonio Abate, alle sagre che tengono accesi i vicoli fino a notte. Qui la vita di tutti è un libro aperto. Tranne la loro.
Erano nati lì. Stessa terra, stessa luce addosso. Pelle che si scuriva presto, capelli densi, occhi profondi come i boschi di Roccamonfina. Due rami dello stesso albero, mai intrecciati.
Lei era timida come lui. Una bellezza da cercare.
Stava nei dettagli: nei colori scelti con cura, nei gesti trattenuti, nello sguardo che arrivava e subito si ritraeva. La vita stretta disegnava forme già compiute, senza esibirle.
Lui la vide quando era poco più che un’idea. Nessuna parola. Solo uno sguardo, tra i tavolini.
Bastò.
Ogni anno, alla Festa dell’Uva, tutto tornava. L’odore del mosto, i vicoli pieni, l’Aglianico scuro nei bicchieri. Lui la cercava nel fumo delle griglie. Lei rideva, con quel rosso tra le dita. Alla luce, sembrava trattenere anche il colore dei loro silenzi.
Lei sapeva. Lui no. O forse sì, ma senza dirlo nemmeno a sé stesso.
Era un amore fermo. Senza voce. Come il vino: duro all’inizio, poi capace di restare.
Poi la distanza. L’università, una vita ordinata per lei. Lui rimase. Le tele, una compagna che non capiva. Dove lei vedeva polvere, lui dipingeva ancora quell'unico sguardo. Eppure non era finita. Era rimasto qualcosa, immobile. Come una stanza chiusa che aspettava solo di essere riaperta. Qualcosa, nel profondo, ancora tutto da recuperare.
Una sera, tra le caldarroste e la piazza piena, la vide.
Era tornata.
Quando si guardarono, il tempo si chiuse su se stesso. Nessun prima, nessun dopo.
Oggi, le rughe raccontano gli anni. Non si sono mai sfiorati. Continuano a guardarsi. E basta.
Senza rimpianti, perché sono felici così: di un amore che non ha avuto bisogno di farsi carne per restare eterno.
Come l’Aglianico migliore, il loro sentimento resta lì: segreto, intatto, nel silenzio di San Clemente.

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