Dentro lo stesso spartito
Dentro lo stesso spartito
parla per scarti di luce,
una fiamma senza memoria.
Sopra, il Natale
è un presepe fermo,
mentre nello stereo
De Gregori riapre Bologna,
un concerto lontano
che continua a respirare.
È un De Gregori a voce alta,
che non ti aspettavi,
che improvvisa un duetto,
cuce i silenzi:
una musica che illumina gli angoli,
tra le pieghe del tempo.
Gli anni tornano all’improvviso
con la giovinezza addosso,
come una giacca ritrovata
in fondo a un armadio.
L’emozione mi stringe la gola,
la voce resta indietro:
non canto.
Resto solo,
davanti alla facciata incompiuta
di San Petronio,
un volto che l’Italia
non ha mai finito di capire.
È quell’Italia che chiude il concerto,
oggi più stanca,
forse più fragile.
O forse sono io
che cammino più piano
Franco
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