Post

Il Guardasigilli dell'oblio: tra slogan, memoria corta e il miraggio costituzionale

Immagine
di Franco Acri Mentre il Paese arranca e la giustizia italiana somiglia sempre più a un labirinto di Kafka progettato da un geometra distratto, il Ministro Carlo Nordio ci regala l’ennesima perla del suo repertorio: il "faccia a faccia" d'urgenza. Martedì scorso, la Premier Meloni lo ha richiamato all'ordine a Palazzo Chigi con tale foga da costringerlo a disertare persino i microfoni di Un Giorno da Pecora . Un contrappasso quasi poetico per un esecutivo che della "pecora" ha ben poco, preferendo di gran lunga il ruggito di cartapesta della propaganda permanente. In questo clima di perenne emergenza comunicativa, il governo lancia il tema del Referendum costituzionale come l’ultima scialuppa di salvataggio. Non si tratta di una riforma ponderata, ma di un diversivo strategico, la tecnica collaudata di una destra che, incapace di gestire le criticità del presente, prova a ridisegnare i confini del futuro per non dover spiegare i fallimenti del passato. Parla...

Intatto

Immagine
 Intatto Ci siamo visti nello schermo. Lei, il cappellino, e il suo viso — uguale. Gli zigomi pieni, il sorriso di sempre. La malattia non è arrivata fin lì. Abbiamo parlato d’altro. Fuori campo tutto il resto. Per un attimo casa: la mamma, la merenda, i libri che si chiudono — la sua matematica, la mia pittura. Poi di nuovo qui, tra allora e adesso. Ma intatto il bene. Intatto l’amore. Abbiamo chiuso che era già sera. E dentro una luce. Franco

L’Italia a Riva, l’Umanità a Fondo: Il Naufragio della Decenza

Immagine
di Franco Acri Tre anni dopo la strage di Cutro, il processo non è solo nelle aule di tribunale, ma nelle coscienze (per chi ancora ne possiede una) di una classe dirigente che ha confuso il soccorso con la dogana. C’è qualcosa di profondamente osceno nel dover scrivere ancora di Cutro. Non per la memoria delle vittime, che meriterebbe il silenzio sacro della preghiera o il rumore assordante della giustizia, ma per la stanchezza di dover spiegare a chi governa che un bambino che affoga non è un "input migratorio irregolare", ma un bambino che affoga. Siamo arrivati al punto in cui gli intellettuali, o semplicemente chiunque abbia mantenuto un barlume di connessione tra cuore e cervello, sono costretti a fare i maestri elementari della pietà. Siamo qui a ribadire concetti che pensavamo di aver archiviato insieme alla barbarie del secolo scorso, mentre la realtà ci sbatte in faccia un presente dove la vita umana pesa meno di un tweet elettorale. La burocrazia come arma di sterm...

Lo Scudo di Latta: tra Deliri di Onnipotenza e Spot Elettorali

Immagine
  di Franco Acri Di fronte al caso di Rogoredo, il governo scopre che la realtà non segue i copioni del Ministero della Propaganda. Tra "inversioni dell'onere della prova" e scudi penali che sembrano giocattoli (come la pistola della vittima), la destra italiana sbatte contro il muro della Costituzione. E, come sempre, cerca di abbatterlo a testate. C’era una volta il "boschetto di Rogoredo", un luogo che per la destra non è un’area degradata da recuperare, ma un set cinematografico permanente per girare l’ennesimo episodio di Law & Order in salsa padana. Il copione del 26 gennaio sembrava perfetto: l’agente eroe, lo spacciatore cattivo con la pistola in pugno, lo sparo necessario, l’applauso scrosciante dei palchi della politica. Fine della storia. Ma la realtà, si sa, ha il brutto vizio di non rispettare i tempi dei post su Facebook. E così, mentre la Procura di Milano faceva il suo mestiere — ovvero indagare per capire se si sia trattato di legit...

Trittico del tempo ritrovato

  I. L’urto Basta un nome, detto piano, come se non avesse peso. E invece cade — preciso — nel punto dove non guarisco. Una città attraversata distrattamente, una strada qualunque, una canzone che non cercavo e che pure mi trova. Allora il tempo si piega, non va avanti — ritorna. E ciò che credevo dimenticato non era passato: aspettava me, più lento, più fragile, più vero. Così la gelosia non ha un volto, non ha colpa, non ha presente. È un’eco, un riflesso tardivo, una ferita che impara a parlare quando ormai non posso rispondere. E resto lì, inerme, a comprendere troppo tardi che l’amore non finisce: si nasconde nel tempo per tornare a chiamarci. II. La stanza del passato Non è il ricordo che torna: sono io che entro di nuovo in ciò che credevo finito. Basta poco — un suono, una luce inclinata del pomeriggio, un nome sfiorato per errore. E tutto si riapre senza chiedere permesso. Le stanze sono le stesse, ma io no. Eppure sento con la stessa esattezza di allora. È questo che feri...

Ciò che resta

  Ciò che resta ​Non tutto ritorna per ferire. ​Alcune cose imparano il silenzio, si fanno leggere, quasi lievi. ​Ritornano ugualmente — ma senza urto, senza domanda. ​Come luce su una stanza conosciuta che non chiede più spiegazioni. ​Riconosco i luoghi, i nomi, perfino le attese. ​Ma non mi trattengono. ​È cambiato il tempo: non fuori — dentro. ​Ciò che era nodo ora è filo disteso; ciò che era mancanza non reclama più. ​Non è pace, non del tutto. ​È un modo nuovo di stare accanto a ciò che è stato senza volerlo cambiare. ​E capisco allora, senza fretta, ​che il passato non chiede di essere vinto, ​ma solo di essere lasciato andare. Franco 

Dove manca una voce

 Dove manca una voce Sabato sera. La casa tiene il silenzio come un bicchiere mezzo pieno. Il libro resta aperto, ma non trattiene nulla. Altrove, lo so, la sera ha un altro suono: calici di gaglioppo, risate che si appoggiano alle spalle, nomi chiamati senza peso. Per un attimo mi ci infilo anch’io — in quella luce semplice, in quel brindisi che non aspetta. Poi mi fermo. Perché manca una voce. La tua. Ti chiamo da giorni, ma risponde solo una distanza che non conosco. Con gli altri il mondo si misura, si racconta, si divide. Con te restava leggero, anche quando non lo era. Ora no. Ora ogni pensiero cresce senza argini, si fa più grande solo perché è solo. Allora immagino: ti parlo, verso un altro bicchiere, faccio spazio alla tua risposta. Ma l’immaginazione non alleggerisce davvero. Resta questo brindisi a metà, questa sera che non si chiude. Più tardi richiamo. O forse aspetto che sia il silenzio a finire. Franco