L’Italia a Riva, l’Umanità a Fondo: Il Naufragio della Decenza




di Franco Acri

Tre anni dopo la strage di Cutro, il processo non è solo nelle aule di tribunale, ma nelle coscienze (per chi ancora ne possiede una) di una classe dirigente che ha confuso il soccorso con la dogana.

C’è qualcosa di profondamente osceno nel dover scrivere ancora di Cutro. Non per la memoria delle vittime, che meriterebbe il silenzio sacro della preghiera o il rumore assordante della giustizia, ma per la stanchezza di dover spiegare a chi governa che un bambino che affoga non è un "input migratorio irregolare", ma un bambino che affoga.

Siamo arrivati al punto in cui gli intellettuali, o semplicemente chiunque abbia mantenuto un barlume di connessione tra cuore e cervello, sono costretti a fare i maestri elementari della pietà. Siamo qui a ribadire concetti che pensavamo di aver archiviato insieme alla barbarie del secolo scorso, mentre la realtà ci sbatte in faccia un presente dove la vita umana pesa meno di un tweet elettorale.

La burocrazia come arma di sterminio

La dinamica di quella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 è il capolavoro del cinismo burocratico. L'imbarcazione era lì, a pochi metri. La riva era visibile. L’Italia era lì, con i suoi radar, i suoi gradi e le sue divise. Ma invece di lanciare una cima, si sono lanciati in un'analisi costi-benefici della repressione.

Qualificare un naufragio imminente come "operazione di polizia" invece che come "emergenza SAR" non è un errore procedurale: è una scelta ideologica. È la firma di un governo che preferisce una salma sulla spiaggia a un profugo in un centro d'accoglienza. È la propaganda che diventa necropolitica: trattare gli esseri umani peggio delle bestie, perché persino per una bestia che annega scatterebbe, istintivo, un braccio teso. Qui no. Qui si è aspettato che il mare finisse il lavoro sporco.

Il virus del "Pieno Potere": da Cutro a Mar-a-Lago

Questa destra non vuole contrappesi. Che si tratti del tribunale di Crotone o della Costituzione americana, il fastidio è lo stesso. Guardiamo a Trump, il faro di questa internazionale del risentimento: si scaglia contro chiunque gli ricordi che la democrazia non è un assegno in bianco, che esistono i diritti, che il potere ha dei limiti.

È la stessa allergia al controllo che vediamo qui. Quando la magistratura indaga su sei funzionari per naufragio colposo, la reazione non è il dolore, ma il fastidio per l’intralcio. Non vogliono essere giudicati, vogliono essere applauditi mentre blindano le frontiere e appaltano la nostra coscienza a regimi terzi. Il nuovo Patto Europeo su migrazione e asilo è solo la versione in "legalese" della stessa indifferenza: accelerare le espulsioni, rallentare i soccorsi. Un sistema disegnato per non vedere, per non sentire, per non salvare.

La stanchezza di chi resta

Vincenzo Luciano, il pescatore che ha smesso di pescare perché le sue reti ora tirano su solo incubi, è l'unico eroe rimasto in questa storia. Lui non ha chiesto il permesso al ministero prima di tuffarsi. Lui ha visto gli occhi aperti di un bambino di tre anni e ha creduto fosse vivo. Lo Stato, invece, ha guardato quegli stessi occhi e ha visto solo un numero da sottrarre alle statistiche degli sbarchi.

Siamo stanchi di scrivere di bare. Siamo stanchi di questa destra che si nutre di emergenze create a tavolino per giustificare la propria incapacità di gestire la realtà. Cutro non è stata una fatalità climatica. È stata la conseguenza logica di una politica che ha deciso che la "deterrenza" vale più della vita.

Se la politica diventa l'arte di lasciar morire, allora non siamo di fronte a un governo, ma a un'autopsia permanente della nostra civiltà.

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