Lo Scudo di Latta: tra Deliri di Onnipotenza e Spot Elettorali

 


di Franco Acri

Di fronte al caso di Rogoredo, il governo scopre che la realtà non segue i copioni del Ministero della Propaganda. Tra "inversioni dell'onere della prova" e scudi penali che sembrano giocattoli (come la pistola della vittima), la destra italiana sbatte contro il muro della Costituzione. E, come sempre, cerca di abbatterlo a testate.

C’era una volta il "boschetto di Rogoredo", un luogo che per la destra non è un’area degradata da recuperare, ma un set cinematografico permanente per girare l’ennesimo episodio di Law & Order in salsa padana. Il copione del 26 gennaio sembrava perfetto: l’agente eroe, lo spacciatore cattivo con la pistola in pugno, lo sparo necessario, l’applauso scrosciante dei palchi della politica. Fine della storia.

Ma la realtà, si sa, ha il brutto vizio di non rispettare i tempi dei post su Facebook. E così, mentre la Procura di Milano faceva il suo mestiere — ovvero indagare per capire se si sia trattato di legittima difesa o di una tragica esecuzione — è partita la grancassa del vittimismo in divisa.

Il Festival del Grottesco

Abbiamo assistito a un festival del garantismo a targhe alterne che farebbe impallidire qualsiasi giurista sano di mente. Da un lato Vittorio Feltri, che parla di "errore madornale" nell'indagare chi andrebbe premiato; dall'altro Daniele Capezzone, già pronto a consegnare medaglie prima ancora dei rilievi della scientifica.

Ma la perla, il diamante purissimo di questa stagione di analfabetismo costituzionale, appartiene al Ministro Piantedosi. Il titolare del Viminale si è spinto dove nessun uomo era mai giunto prima, dolendosi che il poliziotto non avesse potuto fruire del «beneficio dell’inversione dell’onere della prova». Avete letto bene. Secondo il Ministro, in una democrazia, non è l’accusa a dover provare la colpa, ma l’indagato a dover essere considerato innocente per diritto di casta, o meglio, di divisa. Un concetto che non sta né in cielo né in terra, né tantomeno nel Codice Penale, ma che sta benissimo in uno spot elettorale.

La Montagna che ha partorito il Topolino

Dopo settimane di latrati contro la "caccia alle divise", il Consiglio dei Ministri del 6 febbraio ha finalmente partorito il tanto agognato "scudo penale". Il risultato? Una finzione scenica. Un registro parallelo per gli agenti, una sorta di "area VIP" della giustizia che non impedisce le indagini, non ferma gli accertamenti e non cambia di una virgola la sostanza dei fatti.

Lo scudo promesso si è rivelato un coperchio di latta. Se anche fosse stato in vigore a gennaio, l'indagine di Rogoredo sarebbe andata avanti esattamente così. Avrebbe scoperchiato le stesse contraddizioni, le stesse omissioni e i silenzi dei colleghi che oggi iniziano a scricchiolare. Perché la giustizia, quella vera, non si fa con i decreti legge scritti sui tovaglioli del bar, ma con le prove.

Democrazia vs Pieni Poteri

Il messaggio che questo esecutivo cerca di far passare è pericoloso: chi vince le elezioni pensa di aver vinto la proprietà privata delle istituzioni. Ma la nostra è una democrazia che risponde alla Costituzione, non agli umori della piazza o ai sondaggi del lunedì.

In democrazia esistono i contrappesi. Esiste la separazione dei poteri. Esiste l’idea "scandalosa" che una divisa non sia una licenza di uccidere e che, se un proiettile finisce nel corpo di un uomo, lo Stato ha il dovere di chiedere perché. Chiamare questo "caccia alle divise" è un insulto all'intelligenza dei cittadini e alla dignità di quegli stessi poliziotti che ogni giorno servono il Paese rispettando le regole.

Il Manganello Elettorale

Oggi, con le crepe che si aprono nella versione ufficiale dei fatti, vedremo i campioni del garantismo peloso trasformarsi nei primi inquisitori. Pronti a scaricare la "mela marcia" pur di non ammettere che la loro narrazione era un castello di carte.

Siamo stanchi degli spot. Siamo stanchi di vedere riforme costituzionali sacrosante, come la separazione delle carriere, trasformate in manganelli da agitare contro la magistratura. La giustizia non è un referendum "Vota sì o Vota no". È l’accertamento della verità. E la verità, per quanto sgradita a Palazzo Chigi, non si indossa come una maglietta della polizia in campagna elettorale.

 

 

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