Il Guardasigilli dell'oblio: tra slogan, memoria corta e il miraggio costituzionale
di Franco Acri
Mentre il Paese arranca e la giustizia italiana somiglia sempre più a un labirinto di Kafka progettato da un geometra distratto, il Ministro Carlo Nordio ci regala l’ennesima perla del suo repertorio: il "faccia a faccia" d'urgenza. Martedì scorso, la Premier Meloni lo ha richiamato all'ordine a Palazzo Chigi con tale foga da costringerlo a disertare persino i microfoni di Un Giorno da Pecora. Un contrappasso quasi poetico per un esecutivo che della "pecora" ha ben poco, preferendo di gran lunga il ruggito di cartapesta della propaganda permanente.
In questo clima di perenne emergenza comunicativa, il governo lancia il tema del Referendum costituzionale come l’ultima scialuppa di salvataggio. Non si tratta di una riforma ponderata, ma di un diversivo strategico, la tecnica collaudata di una destra che, incapace di gestire le criticità del presente, prova a ridisegnare i confini del futuro per non dover spiegare i fallimenti del passato. Parlano di una fantomatica egemonia culturale da riconquistare, ma l’unica cosa che sembrano aver egemonizzato con successo è l’arte di parlare d'altro, spostando l'attenzione dai tribunali che cadono a pezzi ai grandi massimi sistemi della Carta.
Il vero senso di questo stravolgimento costituzionale emerge con chiarezza dietro la cortina fumogena dei tecnicismi: l'obiettivo non è efficientare lo Stato, ma mettere a tacere la magistratura e neutralizzare ogni forma di contraddittorio. Per questa destra, il potere non è un esercizio di responsabilità, ma un diritto all'insindacabilità. Quando le promesse elettorali si scontrano con la realtà e i nodi vengono al pettine, la colpa non è mai dell'incapacità di chi governa, ma di un nemico esterno costruito ad arte per giustificare l'immobilismo. Se le cose non funzionano, la narrazione è già pronta: è il complotto dei giudici "politicizzati", colpevoli di applicare le norme europee sui centri in Albania o di non piegare il diritto ai desideri del Viminale; è il sabotaggio dei giornalisti scomodi, l'interferenza delle ONG o l'ostruzionismo delle opposizioni.
Questa perenne ricerca di un capro espiatorio serve a nascondere il vuoto di un'azione politica che si nutre solo di consensi istantanei. Colpisce la foga con cui Nordio oggi bacchetta i magistrati per la loro azione considerata troppo blanda verso i propri appartenenti. Sarebbe un’autocritica ammirevole, se solo fosse consapevole della propria storia. La memoria del Guardasigilli sembra infatti avere la durata di una storia sui social, cancellando con un colpo di spugna quel pm veneziano che, trent’anni fa, divenne celebre per l’indagine sulle coop rosse salvo poi dimenticarsi di curarne il destino per ben quattro anni. È l'ironia amara della malagiustizia: chi oggi sventola la bandiera dell'efficienza e attacca l'indipendenza delle toghe è lo stesso che un tempo lasciò dormire i fascicoli nei cassetti.
Ancora più stridente è il contrasto tra il Ministro attuale e l'uomo che, appena undici anni fa, giurava che mai e poi mai sarebbe entrato in politica. All'epoca Nordio professava una presunta superiorità della politica che lo spingeva a condannare i magistrati sovraesposti mediaticamente, specialmente quelli che avevano vulnerato le carriere altrui con il proprio lavoro. Oggi, seduto su quella poltrona ministeriale, Nordio è la negazione vivente del suo stesso vangelo, l'incarnazione del magistrato che ha trasformato la toga in un trampolino per il potere, dimenticando le sagge parole del passato non appena si è presentata l'occasione di un palcoscenico a Palazzo Chigi.
Il Referendum diventa così l'arma finale per una classe dirigente impreparata e presuntuosa che non tollera limiti al proprio arbitrio. Si discute di pesi e contrappesi mentre il bilancio dello Stato scricchiola e la giustizia resta un binario morto, vittima di un governo che non governa ma mette in scena, pronto a dare la colpa a un giudice ogni volta che un decreto scritto male sbatte contro la realtà dei fatti. Nordio è il suo attore protagonista meno convincente, un interprete che ha smarrito il copione della coerenza ma pretende comunque di cambiare la scenografia. Questa destra ci sta vendendo un restyling della Costituzione solo per non ammettere di non avere la minima idea di come far funzionare il Paese reale.
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