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Visualizzazione dei post da settembre, 2025

Il Governo che Recita: Tre Anni di Propaganda, Zero Risultati

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  Il Governo che Recita: Tre Anni di Propaganda, Zero Risultati L'Italia , dopo tre anni di " MeloniLand ", si ritrova in una condizione di stasi economica, come confermato dai dati ufficiali. L' OCSE certifica una crescita del PIL italiano nel 2025 pari a +0,6%, la metà della media dell' Eurozona (+1,2%). Mentre in Spagna , sotto un governo socialista , il PIL accelera, in Italia la narrazione prevale sulla sostanza. Questo esecutivo non governa, ma recita, e ogni atto sembra scritto per il palcoscenico mediatico piuttosto che per il benessere del Paese.   La Scenografia del Potere Il governo ha trasformato la politica in un'incessante rappresentazione teatrale. I ministri sono figure che vanno e vengono, in un ciclo di apparizioni che conta più del loro operato. Un esempio lampante è il ministro Nordio , le cui dichiarazioni sembrano parte di un reality show con la magistratura, distogliendo l'attenzione dai veri problemi. La comunicazione è tutt...

La Flotilla, le fregate e la prudenza made in Italy

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La Flotilla, le fregate e la prudenza made in Italy Non c’è bisogno di essere ammiragli di lungo corso per capirlo: il governo italiano ha una fifa blu della Global Sumud Flotilla. Queste barche, stracolme di attivisti, pescatori di diritti e un discreto numero di italiani a bordo, stanno lentamente avvicinandosi a Gaza. E da Roma, tra una dichiarazione alla Camera e un’altra al Senato, arriva il messaggio che più chiaro non si può: “Sì, vi proteggiamo… ma fino a un certo punto, non scherziamo!”. Il Ministro della Difesa Crosetto, col suo consueto cipiglio da burbero realista, ha infatti condannato gli attacchi israeliani alle imbarcazioni, ma poi ha tirato fuori la frase che è già un classico della diplomazia creativa: «La Marina militare si fermerà davanti alle acque israeliane». Che tradotto suona così: ragazzi, state sereni finché remate in mare aperto, ma appena si intravede la costa di Gaza… arrangiatevi. E qui scatta la prima risata amara. Perché quelle acque, a rigore di diritt...

La Conversione di Berlino: Genocidio in Salsa Linke

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  La Conversione di Berlino: Genocidio in Salsa Linke Finalmente, il tabù tedesco è saltato . Non per un Lied di Bertolt Brecht, ma per 50.000 anime a Berlino stanche del governo che, con la sua eterna ragione di stato pro-Israele , sembrava volere il cappotto di complice. La Linke , con un ritardo tipicamente germanico ma un'audacia da Doppelgänger politico, ha trovato la parola "giusta": Genocidio . Detto ad alta voce, è suonato come Völkermord , la parola con la "V" che rompe il vetro blindato della politica. Il vecchio dogma è morto. Ora, chi arma Netanyahu è ufficialmente un "complice" . Un colpo di reni —più che un colpo di scena—che schiaffeggia il governo Merz e gli ruba la scena, lasciando all'estrema destra dell'AfD il ruolo di unico competitor per la protesta. Tutti gli occhi sono su Gaza, ora che persino la capitale, solitamente la roccaforte della "legge del silenzio," ha dovuto sopportare una sfilata oceanica. La poliz...

Il teatro della politica: applausi cercasi

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  Cinque punti percentuali di fiducia persi in un anno, dice l’Ixé. Nessuna sorpresa: quando la politica diventa teatro, il pubblico prima sbadiglia, poi abbandona la sala. Sul palco, ministri scelti più per fedeltà che per competenza. Da Sangiuliano, unico ad aver pagato le conseguenze, a Santanchè; dal protagonismo di Salvini alla comparsata di Giuli, fino a Nordio che difende Delmastro, già condannato: una compagnia che ignora la realtà. Nuovo atto: il caso Almasri, con Nordio, Piantedosi e Mantovano per i quali è stata chiesta l’autorizzazione a procedere. La trama? Sempre la stessa: “Colpa della magistratura”. Applausi registrati. Dietro le quinte, i numeri non recitano: crescita ferma, PNRR impantanato, giovani in fuga. Ma sul palco si trova sempre un capro espiatorio: i migranti, accusati di tutto e al tempo stesso indispensabili per alimentare l’odio, mentre il Paese si svuota di energie. In Europa, ci si accoda a Orbán e il teatrino continua. E le opposizioni? Spettato...

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Regionali in Calabria: La Saga Infinita dei Nomi e delle Poltrone

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C’è un copione che in Calabria non cambia mai. Si rinnova l’anno, si susseguono le elezioni, ma sotto il sole cocente o tra le nebbie dell’Aspromonte, i nomi restano sempre gli stessi . Un eterno ritorno, un déjà vu politico che, se non fosse tragico, sarebbe un numero da avanspettacolo. È il perenne valzer delle famiglie, delle poltrone, e del trasformismo elevato ad arte: un rito propiziatorio per la sopravvivenza in un ecosistema che non evolve, semplicemente galleggia. Questo spettacolo ha però un effetto collaterale perfetto per chi lo orchestra: il deserto delle urne . Il cittadino, anestetizzato da questa commedia degli equivoci, si allontana. E qui sta la verità – amara, forse cinica – che nessuno dice ma tutti conoscono: meno affluenza significa meno voti da conquistare, meno persone da convincere, meno problemi. La politica – e non solo in Calabria – si è ridotta ad un club ristretto, esclusivo, dove gli iscritti non hanno una visione, né un progetto , solo una propaganda oss...

Tra le cose e i sogni

Architetti di memorie

Racconti Brevi

Taccuino delle occasioni

Regionali Calabria 2025: tra disillusione e speranza

Domenica 5 e lunedì 6 ottobre i calabresi torneranno alle urne per eleggere il Presidente della Giunta e il Consiglio regionale. Per molti, come per me, sarà anche l’occasione di un ritorno nella propria terra: tra volti familiari, amici di sempre e il gusto di un buon rosso locale che illumina le serate d’autunno. Ma il motivo di queste elezioni anticipate resta amaro: le dimissioni del presidente Occhiuto, arrivate dopo un avviso di garanzia per corruzione e malversazione, sono state vendute come un gesto di coraggio; in realtà appaiono come il segnale di una politica debole, incapace di guardare ai cittadini e interessata solo a sé stessa. Noi elettori — quei pochi che ancora resistono — sembriamo numeri su una scheda, matricole senza voce né identità. Fa male pensare a quanto siamo caduti in basso, noi calabresi, figli di una terra che ha esportato cultura e democrazia nel mondo, dove ogni pietra racconta un passato glorioso e i nomi delle strade parlano ancora greco. In questo con...

Sotto l’acacia

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A pochi passi da casa, il Bar Roma sembra più un porto per nostalgici che un locale. Roberto , il proprietario, è quasi mio coetaneo: nei suoi occhi, dietro le rughe sottili e il sorriso di chi ne ha viste tante, si riflettono gli anni Ottanta , una gioventù fatta di Vespe rombanti , poster di top model e cinema italiano che sapeva ridere di sé stesso. Nomi come Troisi , Benigni , Verdone , Nuti sono ancora sulle sue labbra, come vecchi amici che tornano a trovarlo ogni tanto. Fuori, due ombrelloni sbilenchi e sferzati dal vento si contendono lo spazio con un vecchio albero di acacia , la cui ombra è l’unica vera salvezza nelle giornate torride. Prima dell’ingresso, una tettoia di legno e plastica, in parte trasparente, opprime più che accogliere: il tempo l’ha resa pesante e malinconica, come se avesse assorbito tutti i discorsi e i sospiri dei clienti di passaggio. Dentro, il buio è quasi un’abitudine. Il bancone corre in lunghezza come una pista di atterraggio per tazzine di caffè...