Regionali in Calabria: La Saga Infinita dei Nomi e delle Poltrone




C’è un copione che in Calabria non cambia mai. Si rinnova l’anno, si susseguono le elezioni, ma sotto il sole cocente o tra le nebbie dell’Aspromonte, i nomi restano sempre gli stessi. Un eterno ritorno, un déjà vu politico che, se non fosse tragico, sarebbe un numero da avanspettacolo. È il perenne valzer delle famiglie, delle poltrone, e del trasformismo elevato ad arte: un rito propiziatorio per la sopravvivenza in un ecosistema che non evolve, semplicemente galleggia.

Questo spettacolo ha però un effetto collaterale perfetto per chi lo orchestra: il deserto delle urne. Il cittadino, anestetizzato da questa commedia degli equivoci, si allontana. E qui sta la verità – amara, forse cinica – che nessuno dice ma tutti conoscono: meno affluenza significa meno voti da conquistare, meno persone da convincere, meno problemi. La politica – e non solo in Calabria – si è ridotta ad un club ristretto, esclusivo, dove gli iscritti non hanno una visione, né un progetto, solo una propaganda ossessiva destinata a chi è già convinto.

Il presidente regionale? Non è il presidente di tutti i calabresi, ma, con orgoglio circoscritto, solo dei suoi elettori. Un’idea di potere che ha messo radici nel tempo e che è fiorita rigogliosa nel lungo ventennio berlusconiano.

 

I Tre Moschettieri del Trasformismo: Tragicommedia all'Italiana

E così, a pochi giorni dal voto del 5 e 6 ottobre, arriva il colpo di scena – o meglio, il colpo di scena che non stupisce nessuno. La Commissione Antimafia, con la solita puntualità, ufficializza l’“impresentabilità” di tre candidati. Li definiscono camaleonti o riciclati, ma sono maestri nel fiutare il vento. Sempre pronti a saltare sulla zattera giusta, al momento giusto.

Entrano in scena loro:
Orlandino Greco (Lega), Orlando Fazzolari (Noi Moderati), Filomena Greco (Casa Riformista).

 

Orlandino, l’Uomo dal Curriculum Arcobaleno

Orlandino Greco è l’emblema vivente del trasformismo calabrese. Trent’anni da sindaco di Castrolibero e un percorso politico che fa impallidire l’arcobaleno: dal nero di Alleanza Nazionale al rosso tenue del PD, passando per UDC, Forza Italia e, infine, un atterraggio morbidissimo nella Lega. Il suo curriculum è talmente eclettico che, al confronto, Ulisse sembra uno stanziale.

L’Antimafia però lo aspetta al varco: due procedimenti in corso, uno a Catanzaro per corruzione aggravata dal metodo mafioso, l’altro a Cosenza per scambio elettorale politico‑mafioso. Un vero crossover giudiziario.

 

Fazzolari, il Centrista dalla Memoria Lunga

Non è da meno Orlando Fazzolari. Trent’anni anche per lui, da sindaco di Varapodio, nel cuore dell’Aspromonte. Una vita nella destra dura (AN, poi Fratelli d’Italia), fino alla recente svolta centrista. Non si è fatto mancare nulla, nemmeno l’allontanamento dal partito meloniano dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Cara Accoglienza”, una delle tante saghe sul redditizio business dei centri migranti.

Rinviato a giudizio per corruzione e frode nelle pubbliche forniture. Il centro d’accoglienza di Varapodio, chiuso nel 2018, sembra essere diventato meno un presidio umanitario e più un trampolino per consolidare rapporti e influenza.

 

Filomena, l’Imprenditrice sul Tapis Roulant della Politica

Filomena Greco: non una politica professionista, ma una potenza economica capace di spostare equilibri regionali. La sua famiglia controlla un impero: dall’enologia e olio alla sanità privata, compresi gli Ospedali Riuniti i Greco. Avvocatessa diventata sindaca di Cariati, da dalemiana a renziana, oggi segretaria regionale di Italia Viva, pronta per il seggio.

L’Antimafia la contesta per turbativa d’asta e corruzione. Lei risponde con durezza:

«Una gogna mediatica che ad ogni appuntamento elettorale si rinnova.»

E ha ragione: in Calabria, la gogna è diventata prassi, tanto comune da non fare più notizia. Qui, un vero cambiamento sarebbe vedere un volto nuovo, non l’ennesima replica.

 

Applausi (Pochi), Sipario (Mai)

Una cosa è certa: la politica calabrese continua ad essere un dramma a tinte farsesche, con personaggi intercambiabili, trame ripetitive e un pubblico sempre più scarso. Un teatro stanco, dove – dopo ogni replica – ti chiedi se valga ancora la pena pagare il biglietto per la prossima.

 

 Franco Acri

 

 

 


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