Regionali Calabria 2025: tra disillusione e speranza

Domenica 5 e lunedì 6 ottobre i calabresi torneranno alle urne per eleggere il Presidente della Giunta e il Consiglio regionale. Per molti, come per me, sarà anche l’occasione di un ritorno nella propria terra: tra volti familiari, amici di sempre e il gusto di un buon rosso locale che illumina le serate d’autunno.

Ma il motivo di queste elezioni anticipate resta amaro: le dimissioni del presidente Occhiuto, arrivate dopo un avviso di garanzia per corruzione e malversazione, sono state vendute come un gesto di coraggio; in realtà appaiono come il segnale di una politica debole, incapace di guardare ai cittadini e interessata solo a sé stessa.

Noi elettori — quei pochi che ancora resistono — sembriamo numeri su una scheda, matricole senza voce né identità. Fa male pensare a quanto siamo caduti in basso, noi calabresi, figli di una terra che ha esportato cultura e democrazia nel mondo, dove ogni pietra racconta un passato glorioso e i nomi delle strade parlano ancora greco.

In questo contesto, le elezioni sembrano più una spartizione di poteri che una reale occasione di cambiamento. Eppure, per senso di dovere, continuerò a votare: socialista convinto nonostante tradimenti, maschere e trasformismi. In un Paese che sembra vivere un declino democratico, con ministri indagati e scandali quotidiani, perfino una semplice croce sulla scheda appare un atto di resistenza civile.

Al termine di questa campagna elettorale le grandi analisi ricorderanno che, in Calabria, nessun presidente è mai stato riconfermato: un dato che lascia spazio all'incertezza. Da una parte il rischio di un ennesimo governo regionale fotocopia; dall'altra, la speranza di una rinascita che passa anche attraverso il voto di chi, pur disilluso, non smette di credere nel cambiamento.

Forse, tra un seggio elettorale e una serata con gli amici, scopriremo che anche in questa terra ferita la speranza può ancora trovare voce.


di Franco Acri

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