La Conversione di Berlino: Genocidio in Salsa Linke

 



La Conversione di Berlino: Genocidio in Salsa Linke

Finalmente, il tabù tedesco è saltato. Non per un Lied di Bertolt Brecht, ma per 50.000 anime a Berlino stanche del governo che, con la sua eterna ragione di stato pro-Israele, sembrava volere il cappotto di complice.

La Linke, con un ritardo tipicamente germanico ma un'audacia da Doppelgänger politico, ha trovato la parola "giusta": Genocidio. Detto ad alta voce, è suonato come Völkermord, la parola con la "V" che rompe il vetro blindato della politica.

Il vecchio dogma è morto. Ora, chi arma Netanyahu è ufficialmente un "complice". Un colpo di reni—più che un colpo di scena—che schiaffeggia il governo Merz e gli ruba la scena, lasciando all'estrema destra dell'AfD il ruolo di unico competitor per la protesta.

Tutti gli occhi sono su Gaza, ora che persino la capitale, solitamente la roccaforte della "legge del silenzio," ha dovuto sopportare una sfilata oceanica. La polizia, schierata in forze, ha potuto solo assistere e non sciogliere il corteo—un fatto talmente strano che persino gli automobilisti bloccati hanno... applaudito.

Il silenzio è finito. La Germania, forse, ha appena scoperto di avere un'altra sinistra, una che non teme il conto da pagare. Il Völkermord è servito, e stavolta, è un piatto della casa Linke.


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