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IL NODO DEL DISONORE

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    Copertina Mariangela Acri               Il nodo del disonore Poesie civili Franco Acri     INDICE I. GEOGRAFIE INTERIORI Nel buio che non promette arrivi Orizzonte oltre il chiasmo Una favola reale Il mio mare   II. RADICI E TRASFORMAZIONE Piazza San Domenico Maggiore Cupole maiolicate Ponte dell’Epifania La chiesa che si fa palazzo Perdersi e ritrovarsi   III. CANTI CIVILI Senza istruzioni Generali di Baj risorgono Tintinnio nel silenzio La penna non trema Naufraghi Mediterraneo dimenticato In fila, alla cassa Demolizioni Colonialismo digitale Corso d’inverno Il nodo del disonore     IV. CONGEDO 21.La Porta del Mare   Nota dell’autore Scrivere poesia, per me, non è mai stato un esercizio di stile, ma un modo di abitare il tempo interrogandolo. Questi testi nascono da un attraversamento:...

Dentro lo stesso spartito

Dentro lo stesso spartito Il fuoco nel caminetto parla per scarti di luce, una fiamma senza memoria. Sopra, il Natale è un presepe fermo, mentre nello stereo De Gregori riapre Bologna , un concerto lontano che continua a respirare. È un De Gregori a voce alta, che non ti aspettavi, che improvvisa un duetto, cuce i silenzi: una musica che illumina gli angoli, tra le pieghe del tempo. Gli anni tornano all’improvviso con la giovinezza addosso, come una giacca ritrovata in fondo a un armadio. L’emozione mi stringe la gola, la voce resta indietro: non canto. Resto solo, davanti alla facciata incompiuta di San Petronio , un volto che l’ Italia non ha mai finito di capire. È quell’Italia che chiude il concerto, oggi più stanca, forse più fragile. O forse sono io che cammino più piano dentro lo stesso spartito . Franco 

L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry

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L’Architettura della Nuova Europa In memoria di Frank Gehry (che ci ha lasciato pochi giorni fa) Da Gehry, che ora riposa oltre la forma, il gesto resta legge: rompere, per ricreare. La frammentazione come scintilla; la composizione come ritorno, forma che cade e si rialza più forte. Questo ci hai insegnato, Maestro: che il mondo non è una linea, ma un continuo rinascere. In America, terra di sogni larghi e di Democrazia con fiato profondo, fosti libero davvero. Oggi, però, quella stessa terra stringe la voce, la nasconde a chi non è nella “razza giusta”, nel credo dominante. Il coro si incrina, e il sussurro diventa un grido solo. Tu, che hai fatto della libertà una forma, ora ci manchi mentre la libertà trema. Nel disegno del Costruttore nessuno sta sopra nessuno. L’anima non vuole padroni: vuole l’incontro. Cerca il Pari, non un vertice — un orizzonte. E tu, con le tue curve indomite, ci hai mostrato che anche il pari può essere una rivoluzione. L’Europa nasce da scontri e intrecci,...

L'Acciaio Fatto a Pezzi: A Taranto si Spegne il Futuro, a Genova Arrivano i Lacrimogeni

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L'Acciaio Fatto a Pezzi: a Taranto si Spegne il Futuro, a Genova Arrivano i Lacrimogeni Di Franco Acri C’era un tempo, nella mia giovinezza a Napoli, in cui l’acciaieria era sinonimo di futuro. Bagnoli era la fabbrica, e l’Italsider rappresentava il vanto di un’industrializzazione italiana che garantiva lavoro, progresso e dignità. Quell’immagine di potenza è oggi un ricordo sbiadito, frantumato dalla storia e dalla politica, lasciando dietro di sé soltanto la memoria di una grande promessa — e della sua chiusura, nel 1990. Oggi la parabola discendente della nostra siderurgia ha assunto un carattere grottesco. Il Governo, impegnato a praticare la tattica della “testa sotto la sabbia”, osserva immobilizzato il soffocamento dei polmoni industriali del Paese, da Taranto a Genova. Il Governo Flash e il Rilancio Miracoloso L’Esecutivo, in perenne modalità di autocelebrazione — tra “traguardi raggiunti” e “performance ultraterrene” dei ministri — sembra non avere tempo per lo stato real...

Orizzonte oltre il chiasmo

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  Orizzonte oltre il chiasmo Dimori là dove i miei pensieri ti cercano. Sei un Guido Reni a Capodimonte: un vuoto che respira al centro, il buio che custodisce, e l’eleganza dei corpi sotto i riflessi della luce. Non la scultura classica, non l’antico rigore che plasma i corpi nel silenzio del suo canone. Una prospettiva nuova che apre orizzonti inattesi. La mia vita oltre il chiasmo, dove la regola cade e resta soltanto il passo che avanza. Franco

Frecciarossa: L’Atto

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Frecciarossa: L’Atto  Nello scomparto l’occhio è un cerchio spento; lo schermo — unica brace nel buio lucido. Il comfort sigilla, toglie il respiro. Promesse d’arrivo svuotate in partenza. Nessun gesto. Nessun libro. Solo l’assenza: viaggio come igiene, pelle senza volto. Capsula in corsa: al bar, un silenzio che scava. E l’aria è filtrata, barriera acustica, copre il battito del mondo, la sua fatica. Il paesaggio cede, trafitto — scenografia d’aria. E in questa metafisica sottile dove tutto passa e nulla accade, l’esperienza si spegne. Non è il caos dinamico di un’altra età: non è Futurismo, è solo la sua eco, senza memoria, senza addii di Boccioni. Franco

Colonialismo digitale

 Colonialismo digitale Siamo ombre connesse, tracce di luce che non scaldano più. Un impero invisibile ci attraversa: pochi muovono i fili, noi danziamo, silenziosi, nel teatro del vuoto. Un soffio remoto comanda il ritmo: una mano invisibile ci accende, ci spegne, senza volto, senza tempo. Corriamo senza luogo né respiro: tra velocità e smarrimento, mentre il pensiero diventa eco, e il futuro uno schermo spento. Le mani non toccano: gli occhi non cercano, il cuore non reagisce. Ci mischiamo, inerti, senza chimica, senza fuoco. Ma sotto la cenere una scintilla resiste: l’individuo, ancora capace di dire io. Franco