Post

La Calabria tra promesse e realtà: il bagno nella fogna e l'occasione persa del PNRR

Anche quest’anno, come ormai ogni estate, mi trovo in Calabria, nell'antica e gloriosa costa ionica. Una terra che fu culla di civiltà e democrazia, dove l'intelletto di Pitagora e la forza di Milone di Crotone hanno scritto la storia. Una terra ricca di cultura e bellezza, che ogni anno è costretta a fare i conti con un'amara e inaccettabile verità: fare il bagno nella fogna. Questa non è solo una metafora, ma la dura realtà che molti di noi vivono. Le acque cristalline sono troppo spesso inquinate da scarichi non depurati. Una situazione che si ripete ciclicamente e che rivela l’incapacità, o la mancanza di volontà, di una classe politica che sembra non avere a cuore il bene dei propri cittadini. Una politica di facciata e l'eterna emergenza La mia frustrazione, come quella di molti, è profonda. In un contesto in cui la politica sembra distaccata dai problemi reali, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha recentemente sciolto il consiglio regionale non per d...

Concetta, sulla riva

Immagine
Stasera, sulla spiaggia, si è aperto un lungo dialogo con una signora anziana di nome Concetta . C’era qualcosa di familiare nei suoi modi garbati, nelle movenze gentili, nella sua voce. Vive a Brescia da oltre sessant’anni, eppure, mentre parlava, si avvertiva un altrove, un’origine rimasta viva dentro di lei. Con discrezione, le ho chiesto delle sue vere radici. Così è venuto fuori il piccolo arcano: Concetta è nata e cresciuta in un paesino della provincia di Messina . Prima del matrimonio, viveva tra le pietre calde di quella Sicilia contadina , dove le ragazze sedevano lungo i vicoli a chiacchierare, a intrecciare parole come si fa con l’uncinetto o i ferri. Mi ha parlato delle vendemmie , della pastorizia , di un mondo che oggi appare lontano, eppure così vicino nei suoi ricordi. Dopo il matrimonio, seguì il marito — anche lui siciliano — al Nord, nel bresciano. E lì ha messo radici, senza però smarrire nulla della sua giovinezza. Ha portato con sé il dialetto , i gesti, i sapor...

Il ballatoio vuoto

Immagine
  Il ballatoio vuoto  Non ho voglia di tornare là dove le case restano chiuse e l’erba ramifica la pietra, tra un formichiere e un sanpietrino . Dalle mura scrostate cadono leggere le pietre. I vicoli tacciono, la fontana tace, ma i ricordi scorrono vivi. L’infanzia sboccia ancora dagli usci familiari, indelebile come i volti dietro le imposte serrate. Mi siedo sul ballatoio , di mio nonno, di mio padre, ora di nessuno. E immagino una folla di passanti che continua ad abitarmi: nel cuore, nell’anima. Franco
  Silenzi affilati  Di nuovo il broncio tra noi, un gelo senza un vero perché. Forse una parola, un gesto scordato, un nulla che— ti ha punto nel profondo. Eppure, è una vita che ci lega, una trama antica che inciampa ancora in nodi così ciechi. Non guardi mai oltre le ombre, non vedi la fiamma che in me si nutre, che arde eterna solo per te. Ti perdi nei dettagli, nelle spine d'orgoglio, nei silenzi che tagliano, mentre i miei occhi ti cercano, affamati, e il mio cuore trema ancora al tuo respiro. Franco 

Il pino

Immagine
Il pino Se l'è portato via il vento il grande pino. È caduto con tutte le sue chiome, in un silenzio senza respiro. Che tristezza vederlo steso a terra, orizzontale, come un ricordo che non si rialza. Poi il sole — puntuale come un perdono — ha illuminato il vuoto. Dal balcone un orizzonte nuovo, più vasto, ha preso forma tra le ciglia dell’aria. Un respiro più grande che porta la mente più in là. Oltre il dolore, oltre la perdita. Le montagne, mai viste prima, disegnano un profilo bluastro sul margine del giorno. La vita è la morte. Un amore che finisce, un altro spazio che si apre. E io, senza accorgermene, già respiro questa nuova speranza. Franco

Le Menti Che Modellano

Immagine
Quando mi chiedono dove vivo, rispondo quasi sempre con una smorfia: "Altrove". Non per disprezzo, ma per onestà. Vivo e lavoro lontano dal mio paese d’origine, in un contesto che si muove meno velocemente di quanto sembri, dove tutto vuole apparire più efficiente, più moderno. Ma in realtà, ogni volta che qualcosa si inceppa — nella vita o nel lavoro — mi rendo conto che il mio punto d'appoggio è ancora lì, tra le persone con cui sono cresciuto. Come oggi. La mia auto ha dei problemi. Il meccanico qui ha provato di tutto, ma non ne viene a capo. Così, senza pensarci troppo, chiamo Pasquale. "È il sensore dei giri del motore," dice al telefono, dopo qualche domanda mirata. "Sicuro al novanta per cento. Il resto è diagnosi di pancia." Pasquale non sbaglia. Mai. Ha quella capacità rara di leggere i sintomi e risalire alla causa. Non ragiona per tentativi, non lavora a caso. È un meccanico, sì, ma di quelli che hanno il mestiere nelle mani e il metodo nel...

In fila, alla cassa

  In fila, alla cassa   In fila, alla cassa del supermercato, davanti a me una signora anziana e il suo carrello.   Non solo pieno, ma ordinato come una preghiera. Pane, verdure, sapone: ogni cosa al posto giusto, come se il mondo dovesse reggersi lì, su quell’equilibrio silenzioso.   L’ho guardata muoversi con gesti lenti e precisi, offrendo ogni prodotto alla cassiera come un dono, non come merce. Un silenzioso insegnamento, lì in fila, la cura non è solo un fare, ma un modo d’essere.   E mi sono chiesto: quando abbiamo smarrito l’armonia? Quando abbiamo perso l’orgoglio di portare a casa il pane?   Corriamo, consumiamo, dimentichiamo. E altrove, una madre protegge un figlio sotto le bombe. Altrove, un vecchio fa la fila per l’acqua, non per il latte.   Ma non è poi così lontano quel dolore. Ci attraversa ogni giorno senza che lo vediamo. Eppure basterebbe poco: un gesto, uno sguardo, la cura per le piccole cose.   Perché la pace comincia in un ...