Le Menti Che Modellano
Quando mi chiedono dove vivo, rispondo quasi sempre con una smorfia: "Altrove".
Non per disprezzo, ma per onestà. Vivo e lavoro lontano dal mio paese d’origine, in un contesto che si muove meno velocemente di quanto sembri, dove tutto vuole apparire più efficiente, più moderno. Ma in realtà, ogni volta che qualcosa si inceppa — nella vita o nel lavoro — mi rendo conto che il mio punto d'appoggio è ancora lì, tra le persone con cui sono cresciuto.
Come oggi. La mia auto ha dei problemi. Il meccanico qui ha provato di tutto, ma non ne viene a capo. Così, senza pensarci troppo, chiamo Pasquale.
"È il sensore dei giri del motore," dice al telefono, dopo qualche domanda mirata. "Sicuro al novanta per cento. Il resto è diagnosi di pancia."
Pasquale non sbaglia. Mai. Ha quella capacità rara di leggere i sintomi e risalire alla causa. Non ragiona per tentativi, non lavora a caso. È un meccanico, sì, ma di quelli che hanno il mestiere nelle mani e il metodo nella testa.
Nel mio lavoro — sono architetto — questo approccio l'ho sempre cercato. È per questo che, quando mi trovo davanti a una questione complicata, sento il bisogno di confrontarmi con Andrea. Ingegnere. Ma prima di tutto, amico.
Non è tipo da risposte rapide. Lo vedi che si chiude in sé stesso, elabora, sedimenta. Poi torna e ti offre non una verità assoluta, ma una possibilità ben costruita. A volte è perfetta, altre volte è solo una chiave che apre nuove porte. Comunque, funziona.
Lo conobbi quando ancora studiava. Ha fatto la tesi di laurea nell'azienda che produceva e progettava strutture in legno lamellare, dove io lavoravo come progettista e strutturista. All’inizio guidavo io l’azienda, da architetto, disegnando visioni e linee. Poi qualcosa è cambiato. Andrea ha superato i limiti della tecnica. La sua intuizione del comportamento dei materiali cominciò a rasentare l’arte. Ora, spesso, sono io a chiedere consiglio a lui.
E parlando d’arte, come non pensare a Gianfranco. Artista, che ha la capacità di trasformare la pietra in emozione. Ogni conversazione con lui è una picconata sul senso delle cose. Non ti dice mai quello che ti aspetti. Ti spiazza, ti porta altrove. E, inevitabilmente, ti cambia.
Poi c’è Totonno. Sa amplificare i concetti, dove l’utopia di ieri è diventata pragmatismo di vita vissuta. Ma le sue discussioni nascondono sempre delle insidie profonde. Ti costringe a riflettere. A volte è proprio quello di cui hai bisogno.
E non posso dimenticare Domenico, l'ottico. Un tempo metteva a fuoco le persone con una rapidità impressionante, ma con l'età è diventato astigmatico, perdendo la voglia di centrare le cose. Forse ha capito che una visione sfocata serve per vivere meglio; fa finta di non vedere, pur non avendo mai perso lo stimolo del predatore.
E c'è anche una carissima amica, che dell'indecisione è la regina. Facilmente influenzabile, ama la poesia francese, quella di Baudelaire e Verlaine. La sua qualità migliore è che non si è mai svegliata dal sonno. Un personaggio cinematografico per grandi registi e scenografi, per alcuni aspetti felliniana. Io spesso la ritrovo nel cielo quando osservo le nuvole.
Tonino, invece, è un avvocato. Ma ormai è anche qualcos’altro. È un cane sciolto che ama andare controcorrente. Con lui bisogna stare attenti: la vita lo ha reso diffidente, a tratti disilluso. Sospetta tutto, mette in dubbio ogni cosa. Ma dietro quella scorza ruvida, c’è ancora un pensiero lucido e profondo. Quando lo lascia uscire, ti colpisce dritto allo stomaco.
Queste persone, questi amici, sono la mia risorsa segreta. Non li trovi nei convegni, nei CV brillanti o nei titoli accademici. Sono "le menti che modellano": mi hanno aiutato a diventare quello che sono, anche ora che vivo altrove. Spesso mi chiedo come sarebbe la mia vita senza di loro, ma se in tanti anni non sono riuscito in nessun modo a pensare di sostituirne qualcuno, vuol dire che sono speciali, che fanno parte del mio vissuto e continuano a svegliarsi con me al mattino e a confortarmi nei piaceri e nei problemi.
A volte mi basta sentirli per telefono. Una voce. Un consiglio. Una memoria condivisa.
Altre volte, è solo una scusa.
Per sentirmi meno lontano.
Per curare l’anima, un po’.
Franco
Commenti
Posta un commento