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  Silenzi affilati  Di nuovo il broncio tra noi, un gelo senza un vero perché. Forse una parola, un gesto scordato, un nulla che— ti ha punto nel profondo. Eppure, è una vita che ci lega, una trama antica che inciampa ancora in nodi così ciechi. Non guardi mai oltre le ombre, non vedi la fiamma che in me si nutre, che arde eterna solo per te. Ti perdi nei dettagli, nelle spine d'orgoglio, nei silenzi che tagliano, mentre i miei occhi ti cercano, affamati, e il mio cuore trema ancora al tuo respiro. Franco 

Il pino

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Il pino Se l'è portato via il vento il grande pino. È caduto con tutte le sue chiome, in un silenzio senza respiro. Che tristezza vederlo steso a terra, orizzontale, come un ricordo che non si rialza. Poi il sole — puntuale come un perdono — ha illuminato il vuoto. Dal balcone un orizzonte nuovo, più vasto, ha preso forma tra le ciglia dell’aria. Un respiro più grande che porta la mente più in là. Oltre il dolore, oltre la perdita. Le montagne, mai viste prima, disegnano un profilo bluastro sul margine del giorno. La vita è la morte. Un amore che finisce, un altro spazio che si apre. E io, senza accorgermene, già respiro questa nuova speranza. Franco

Le Menti Che Modellano

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Quando mi chiedono dove vivo, rispondo quasi sempre con una smorfia: "Altrove". Non per disprezzo, ma per onestà. Vivo e lavoro lontano dal mio paese d’origine, in un contesto che si muove meno velocemente di quanto sembri, dove tutto vuole apparire più efficiente, più moderno. Ma in realtà, ogni volta che qualcosa si inceppa — nella vita o nel lavoro — mi rendo conto che il mio punto d'appoggio è ancora lì, tra le persone con cui sono cresciuto. Come oggi. La mia auto ha dei problemi. Il meccanico qui ha provato di tutto, ma non ne viene a capo. Così, senza pensarci troppo, chiamo Pasquale. "È il sensore dei giri del motore," dice al telefono, dopo qualche domanda mirata. "Sicuro al novanta per cento. Il resto è diagnosi di pancia." Pasquale non sbaglia. Mai. Ha quella capacità rara di leggere i sintomi e risalire alla causa. Non ragiona per tentativi, non lavora a caso. È un meccanico, sì, ma di quelli che hanno il mestiere nelle mani e il metodo nel...

In fila, alla cassa

  In fila, alla cassa   In fila, alla cassa del supermercato, davanti a me una signora anziana e il suo carrello.   Non solo pieno, ma ordinato come una preghiera. Pane, verdure, sapone: ogni cosa al posto giusto, come se il mondo dovesse reggersi lì, su quell’equilibrio silenzioso.   L’ho guardata muoversi con gesti lenti e precisi, offrendo ogni prodotto alla cassiera come un dono, non come merce. Un silenzioso insegnamento, lì in fila, la cura non è solo un fare, ma un modo d’essere.   E mi sono chiesto: quando abbiamo smarrito l’armonia? Quando abbiamo perso l’orgoglio di portare a casa il pane?   Corriamo, consumiamo, dimentichiamo. E altrove, una madre protegge un figlio sotto le bombe. Altrove, un vecchio fa la fila per l’acqua, non per il latte.   Ma non è poi così lontano quel dolore. Ci attraversa ogni giorno senza che lo vediamo. Eppure basterebbe poco: un gesto, uno sguardo, la cura per le piccole cose.   Perché la pace comincia in un ...

La Giornata dei Due Mari

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È una di quelle giornate che ti restano dentro, come un tatuaggio inciso sulla memoria. Ero in auto, con Gianfranco al volante, e in testa avevamo un piano ambizioso, quasi folle: un doppio appuntamento con delle ragazze lo stesso giorno, ma ai due estremi della Calabria. Sul Tirreno al mattino e sullo Ionio all'imbrunire. Fu una corsa contro il tempo e, letteralmente, contro il girare del sole. Ci perdemmo l'alba e il tramonto, sacrificati sull'altare di quell'ardita promessa. Di quel giorno, a parte il tragitto in macchina, ogni cosa si è fatta tenue, quasi svanita. Ricordo bene il viaggio della mattina: il respiro trattenuto uscendo dalle gallerie, come un otturatore che scatta e cattura un frammento di mondo. E poi, l'immensità improvvisa quando eravamo sospesi su un viadotto, il mare sotto, la bellezza che ti mozza il fiato. Paesaggi da cartolina, brividi che ancora oggi non so descrivere. Eppure, in fondo eravamo solo due calabresi convinti di conoscere a memo...

Tra tempesta e quiete

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Tra tempesta e quiete Il vero amore vive negli urti e negli abbracci, nelle parole aspre, nelle mani che tremano per troppo sentire. Solo con te posso essere tempesta, posso lasciare uscire la rabbia senza paura di perdermi. È con te che imparo chi sono, è senza di te che mi dimentico di me stesso. Sei la mia ispirazione, sei la scintilla, sei il porto dove riposano le mie vele stanche . E adesso non vedo l’ora di tornare, di perdermi ancora, di ritrovarmi nei tuoi occhi, nella tua voce, nella tua  luce Franco  

Baciatemi il culo (detto in tempi di cupole)

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La nebbia fitta cancella i miei piani, niente scampagnata in moto: resto nel letto e lascio che la mente voli via. Sul comodino, un libro aperto sulla pittura: Correggio mi solleva tra le nuvole, Lanfranco e Giordano animano le volte. Ma è Tiepolo che mi cattura, con la sua luce, quel rococò che si fa respiro d’Europa, ponte verso l’Illuminismo, linguaggio nuovo che varca i confini. Nelle sue nuvole danzano popoli e idee, in un cielo che non ha padroni. Ma poi torno all’oggi, ai giorni dei muri e delle frontiere, ai nazionalismi stanchi e alle guerre che si travestono da ordine. Un tempo la pittura rompeva le cornici, ora le si ristabiliscono con ferro e dogmi. Non è più neoclassicismo a frenare l’eccesso, è disciplina che sa di obbedienza, è il ritorno alla misura come imposizione. E mi rimbomba nelle orecchie una frase che fa male: “tutti sono ansiosi di baciarmi il culo”, dice il presidente americano, con arroganza rivestita da potere. Non è solo volgarità, è un’epoca che abdica all...