L’autunno del Patriarcato: il fallimento di Nordio e il tramonto della propaganda
di Franco Acri
Di fronte alla sonora bocciatura popolare sulla riforma della Giustizia, via Arenula si trincera dietro un silenzio assordante. Tra bisteccherie, indagati e un vittimismo cronico, la "sovranità popolare" diventa un fastidio per chi pensava di governare a colpi di slogan.
C’era l’aria delle grandi occasioni, ieri, nei corridoi del Ministero della Giustizia. Ma non era l’aria di una vittoria epocale, bensì quella pesante di chi attende il «plotone di esecuzione». La citazione, che sa di resa, arriva direttamente da Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto e ombra inseparabile del Guardasigilli Carlo Nordio. Il verdetto delle urne è un ceffone che rimbomba tra i marmi di via Arenula: la riforma è stata bocciata. Punto.
Il mito del popolo sovrano (finché dà ragione)
Per anni ci hanno spiegato che "il popolo è sovrano", che la volontà dei cittadini è il faro supremo dell'azione di governo. Ma oggi, davanti alla sconfitta, la musica cambia. Nordio, con un distacco che scivola nell'indifferenza, liquida il voto come un evento privo di "significato politico". Un capolavoro di equilibrismo retorico: se vincono è il trionfo della democrazia, se perdono è un malinteso tecnico.
Questo governo vive di un vittimismo patologico. È sempre colpa di qualcun altro: della stampa che sottolinea gli scandali, delle opposizioni "ostruzioniste", o forse di un elettorato che non ha capito la "complessità" della riforma. La verità è più semplice: il Paese reale ha risposto al Paese legale di una classe dirigente che sembra più a suo agio tra i tavoli di una bisteccheria che tra i banchi del Parlamento.
Il fattore cultura: quando lo studio batte lo slogan
I dati parlano chiaro. Il "No" che ha travolto il progetto Nordio non è stato un voto di pancia, ma un voto di consapevolezza. È il successo dell'Italia con l'alta scolarizzazione, di quei giovani che la propaganda di destra dipinge spesso come "sdraiati" o incapaci, e che invece hanno dimostrato di saper leggere tra le righe di una riforma che rischiava di scardinare l'equilibrio costituzionale.
L’egemonia culturale tanto sbandierata da Fratelli d’Italia fa acqua da tutte le parti. Hanno cercato di imporre una visione del mondo, ma si sono scontrati con una cultura democratica solida che non si lascia incantare dai tweet. Persino nelle roccaforti del centro-destra, da Biella a Treviso (città natale del Ministro!), il consenso vacilla. Se Nordio perde in casa sua, il problema non è la comunicazione: è la sostanza.
Delmastro e il sistema delle "relazioni spericolate"
E poi c’è il caso Andrea Delmastro. Il sottosegretario, già noto per la "leggerezza" (cit. Meloni) delle sue rivelazioni riservate, sembra ormai sulla pista di decollo. Non lo chiedono solo le opposizioni, ma persino chi lo ha sempre considerato "uno di loro". Il sindacato di polizia penitenziaria Spp ne chiede le dimissioni, parlando di un "fallimento dell'intero sistema".
Tra grigliate nei cortili delle carceri con agenti indagati e cene romane insieme a dirigenti ministeriali e soci discutibili, l’immagine che emerge è quella di una gestione della cosa pubblica opaca, quasi familiare. Un "deus ex machina" delle carceri che sembra aver dimenticato il decoro istituzionale in favore di un presenzialismo da sagra paesana.
Oltre la propaganda: cosa resta?
Ora che il vento della propaganda sembra calato e che anche i modelli d'oltreoceano – l'America di Trump a cui questa destra guarda con bramosia – iniziano a mostrare le corde della loro tossicità, resta una domanda brutale: questo governo sa davvero governare?
Tolte le conferenze stampa trionfalistiche e la caccia ai colpevoli esterni, rimane una classe dirigente inadeguata, arroccata in uffici che sentono odore di rimpasto. Il voto di ieri non è stato solo un "No" a una riforma della giustizia; è stato un "No" a un modo di fare politica che scambia l'arroganza per autorevolezza. Il popolo ha parlato, e questa volta non ha detto quello che volevano sentirsi dire.
Analisi perfetta...a furia di slogan superficiali e tentativi manipolatori ci si fa male, soprattutto se di questi tempi resiste ancora chi si informa e pensa con la propria testa...e per fortuna la maggioranza degli Italiani lo ha dimostrato votando No!
RispondiEliminaLettura perfetta! Grazie
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