La Giustizia al Contrario: Quando la propaganda corre così forte da dimenticarsi la Costituzione ai box

 


di Franco Acri

In Italia, la situazione politica è sempre grave, ma quasi mai seria. Lo diceva Ennio Flaiano e, a distanza di decenni, la classe dirigente attuale sembra essersi impegnata allo spasimo per trasformare l'aforisma in un programma di governo. L’ultimo capolavoro della ditta Nordio-Meloni sulla separazione delle carriere ne è la prova provata: un monumento alla propaganda costruito su fondamenta di sabbia giuridica.

Il tema è l’istituzione della famigerata Alta Corte, l’organo che dovrebbe finalmente (a sentir loro) mettere in riga le toghe ribelli, sottraendo il potere disciplinare ai "colleghi" del CSM. Peccato che, tra un annuncio in pompa magna e una slide colorata, i nostri architetti costituzionali si siano dimenticati di leggere il libretto d’istruzioni della democrazia: la Costituzione Italiana.

Il cortocircuito: un giudice senza martelletto

Il "colpo di genio" è servito. La riforma crea l’Alta Corte (nuovo art. 105-bis) per punire i magistrati, ma si scorda di coordinare l’articolo 107. Risultato? La nostra Carta fondamentale continua a urlare che un magistrato non può essere sospeso, dispensato o trasferito se non per decisione del Consiglio Superiore.

Dunque, abbiamo un’Alta Corte che dovrebbe emettere sentenze pesanti, ma un Articolo 107 che le nega il potere di farlo. È come se il governo avesse istituito una nuova patente di guida, dimenticandosi però di autorizzare i vigili a ritirarla. "I giorni indimenticabili della nostra vita sono pochi; gli altri servono a fare numero", scriveva Flaiano. Ecco, i giorni passati a scrivere questa riforma servono decisamente a fare numero, o meglio, a fare volume nei talk show.

La politica dell'annuncio (e del pasticcio)

Questa non è semplice distrazione; è la cifra stilistica di una classe politica che vive di storytelling e muore di burocrazia. Si corre a cambiare le parole ("del rispettivo Consiglio") nell'art. 107 per sdoppiare il CSM, convinti che basti un correttore di bozze per rivoluzionare lo Stato, mentre si lascia intatto il cuore della garanzia costituzionale dell'inamovibilità.

Il rischio? Un magistrato condannato alla rimozione o al trasferimento d'ufficio dall'Alta Corte potrà fare ricorso e vincere in cinque minuti: "Scusate, ma l'art. 107 dice che può muovermi solo il CSM, voi chi siete?". Un capolavoro di inefficienza che trasforma la "giustizia celere" nel solito labirinto kafkiano all'italiana.

Conclusione: un errore da matita blu

Siamo di fronte alla "politica del carciofo": si sfogliano le riforme una foglia alla volta, senza mai arrivare al cuore, sperando che il pubblico non si accorga che dentro non c’è nulla.

Viene da pensare che i nostri legislatori abbiano preso troppo alla lettera un altro celebre motto di Flaiano: "In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco". Hanno disegnato un arabesco talmente complicato da essersi annodati da soli, producendo una norma che nasce già morta o, peggio, incostituzionale.

Cara maggioranza, la propaganda si fa con i titoli di coda, ma le leggi si scrivono con la logica. Altrimenti, l'unica cosa che riuscirete a riformare sarà la pazienza degli italiani, che ormai, come i magistrati dell'articolo 107, è diventata decisamente... inamovibile.

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