Il risveglio della Bella Addormentata (nella realtà)
Il risveglio della Bella Addormentata (nella realtà)
Lunedì sera, tra le foglie di una siepe che pareva uscita da un set di serie B, la nostra Premier si è appisolata "Il" Presidente e si è risvegliata "La" Presidente. Un colpo di cipria lessicale, un sospiro dello staff, e via: la colpa del disastro è tutta del genere maschile. Se la politica italiana fosse un film, saremmo al punto in cui il regista ha finito i soldi e gli attori iniziano a improvvisare battute volgari per non farsi fischiare.
La scimitarra di latta e i "fratelli" coltelli
Tornata a Palazzo Chigi, scossa dal garrito dei pappagallini (gli unici che ancora le danno ragione per istinto animale), la leader ha sguainato la scimitarra. Ma non contro l'inflazione o i salari da fame, figuriamoci. Il nemico sono i "compagni di merende", quelli che non sanno stare in società.
Prendete Delmastro: uno che gode nel veder mancare l'aria ai detenuti. Per anni è stato il cocco di casa, il custode del "fuoco sacro". Oggi, dopo lo scoop sulle bistecche, è diventato il mostro da sbattere in prima pagina. È il classico gioco della destra: quando la nave imbarca acqua, si buttano a mare i fedelissimi sperando che i pescecani si accontentino degli avanzi. Come diceva Ennio Flaiano:
«I giorni indimenticabili della nostra vita sono quelli in cui non è accaduto nulla».
Ecco, per questo governo i giorni indimenticabili sono finiti: ora accade di tutto, e quasi tutto è un autogol.
L’egemonia culturale delle "università amiche"
Poi ci sono loro, gli intellettuali da taschino. Quelli che parlano di egemonia culturale con la stessa profondità con cui un bambino parla di astrofisica. Figure parlamentari che sembrano aver comprato la laurea (e il portamento) a un banco del mercato, convinte che basti citare un autore di destra per cancellare decenni di vuoto pneumatico.
Questi sono i nuovi Radical Chic di Destra: amano i condoni come i loro nonni amavano le terre irredente, vedono nello straniero uno schiavo a basso costo e considerano la Costituzione un fastidioso regolamento condominiale da ignorare. Hanno cercato di spaventare il Paese con le fiabe del lupo cattivo, ma hanno scoperto che gli italiani — quelli veri, che faticano per arrivare a fine mese — hanno smesso di credere alle favole da un pezzo.
Lo specchio di Narciso (incrinato)
Se accanto a quella siepe ci fosse stato un laghetto, la Premier avrebbe visto l'immagine della disperazione. Far fuori mezzo governo dopo tre anni e mezzo non è un segnale di forza, è il certificato di fallimento di una classe dirigente selezionata col criterio della fedeltà canina anziché della competenza.
In questo duello tra "La" Presidente e la ministra Santanchè (quella che non fa parte del clan Meloni ma di quello La Russa, una sorta di succursale del potere), emerge tutta la fragilità di un castello di carte costruito sulla propaganda.
«In Italia la situazione è grave ma non è seria», certo, ma Flaiano aggiungeva anche: «L'inferno è quando le cose non si compiono».
E qui non si compie nulla: né le riforme, né i tagli alle tasse, né il futuro. Restano solo i capri espiatori e una leader che farebbe bene a guardarsi allo specchio senza filtri social.
Fine della ricreazione
La propaganda è finita. Quando il capo fallisce, non si cambiano i sottosegretari: si chiedono scusa e si traggono le conclusioni. Perché, alla fine della fiera, non è la siepe che ha tradito la Premier, ma la sua pretesa di governare un Paese moderno con le logiche di un circolo di reduci.
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