Il Mondo alla Rovescia: Tra Oligarchi del Web e il Silenzio dei Coraggiosi

 




di Franco Acri

C’è qualcosa di profondamente malato nel nostro presente, una sorta di amnesia collettiva che puzza di viltà. Mentre ci affanniamo a scrollare convulsamente lo schermo dello smartphone, la democrazia — quella vera, pagata con fiumi di sangue e decenni di galera — viene smantellata pezzo dopo pezzo, tra un tweet sarcastico e un post sponsorizzato.

Fa rabbia vedere come i nuovi tiranni digitali, i miliardari del silicio che hanno elevato le piattaforme a troni inattaccabili, siano stati i primi a tradirla. Ieri predicavano ribellione e connessione, fingendosi paladini del futuro nei loro garage; oggi sono i più zelanti sudditi del potere, perfetti cortigiani dell’autorità. Si sono eretti a giudici supremi del dibattito pubblico con una sicurezza che congela il sangue. La meritocrazia? Un inganno. Il libero mercato? Una barzelletta: o sei un loro suddito, o non esisti.

Ma il colmo dell’orrore arriva quando la Storia viene calpestata. Oggi, chi ha dato la vita per le nostre carte costituzionali viene deriso da personaggi che ci propinano lezioni su "come si sta al mondo" dai loro attici dorati, mentre con disprezzo erodono quotidianamente i pilastri della nostra convivenza. È l’era dell’uomo solo al comando, che parla alla pancia della gente mentre ne svuota la testa.

Provate a confrontare questi venditori di fumo con i giganti che hanno costruito l’Italia e l’Europa. Pensate a chi ha affrontato il mostro del fascismo mentre il mondo stava a guardare: trucidato, lasciato morire in cella, assassinato in esilio. Gente che non cercava il "like" o il consenso del mercato, ma che ha pagato il conto con il proprio corpo. Vedere le loro conquiste — le nostre Costituzioni — sbeffeggiate oggi da chi vive di algoritmi e populismo è uno schiaffo in faccia a ogni uomo libero.

E in questo deserto, dove sono gli intellettuali contemporanei? Quelli che vediamo nei talk show sembrano più preoccupati di non scontentare l’editore o di non perdere seguaci che di difendere la libertà. Abbiamo bisogno di voci nette, come quella di Bruce Springsteen, capace di gridare che la Casa Bianca di certi personaggi è "dalla parte sbagliata della storia". Invece, intorno a noi, regna il conformismo dei "vincitori".

Le rivolte in Iran ci insegnano che la libertà non si scarica con un aggiornamento software. Senza un impegno internazionale serio, senza un multilateralismo che metta i diritti umani sopra il profitto dei miliardari tech, chi lotta a mani nude è destinato al macello.

Le nostre carte costituzionali non sono pezzi di carta straccia da lasciare in balia dell'ultimo arrivato con il portafoglio gonfio e la lingua lunga. È ora di smetterla di farci spiegare la vita da chi conosce solo il prezzo di tutto e il valore di niente. Se non torniamo a essere sentinelle feroci della nostra storia, finiremo per essere solo utenti passivi di una nuova, elegantissima dittatura digitale.

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