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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Orizzonte oltre il chiasmo

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  Orizzonte oltre il chiasmo Dimori là dove i miei pensieri ti cercano. Sei un Guido Reni a Capodimonte: un vuoto che respira al centro, il buio che custodisce, e l’eleganza dei corpi sotto i riflessi della luce. Non la scultura classica, non l’antico rigore che plasma i corpi nel silenzio del suo canone. Una prospettiva nuova che apre orizzonti inattesi. La mia vita oltre il chiasmo, dove la regola cade e resta soltanto il passo che avanza. Franco

Frecciarossa: L’Atto

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Frecciarossa: L’Atto  Nello scomparto l’occhio è un cerchio spento; lo schermo — unica brace nel buio lucido. Il comfort sigilla, toglie il respiro. Promesse d’arrivo svuotate in partenza. Nessun gesto. Nessun libro. Solo l’assenza: viaggio come igiene, pelle senza volto. Capsula in corsa: al bar, un silenzio che scava. E l’aria è filtrata, barriera acustica, copre il battito del mondo, la sua fatica. Il paesaggio cede, trafitto — scenografia d’aria. E in questa metafisica sottile dove tutto passa e nulla accade, l’esperienza si spegne. Non è il caos dinamico di un’altra età: non è Futurismo, è solo la sua eco, senza memoria, senza addii di Boccioni. Franco

Colonialismo digitale

 Colonialismo digitale Siamo ombre connesse, tracce di luce che non scaldano più. Un impero invisibile ci attraversa: pochi muovono i fili, noi danziamo, silenziosi, nel teatro del vuoto. Un soffio remoto comanda il ritmo: una mano invisibile ci accende, ci spegne, senza volto, senza tempo. Corriamo senza luogo né respiro: tra velocità e smarrimento, mentre il pensiero diventa eco, e il futuro uno schermo spento. Le mani non toccano: gli occhi non cercano, il cuore non reagisce. Ci mischiamo, inerti, senza chimica, senza fuoco. Ma sotto la cenere una scintilla resiste: l’individuo, ancora capace di dire io. Franco

Un dado per Leo

La scatola dei ferri è lì, e appena la apro sorrido: tra le bussole riaffiorano sogni, momenti felici, amicizie spezzate come tenaglie stanche. E mi rivedo, le mani che scivolano, sporche di grasso, la sigaretta che pende dal mignolo, le chiavi a stella che continuano a parlarmi di te. Il silenzio pesa più del ferro. Serro il dado e un brivido si avvita dentro: è la memoria che stringe, è il cuore che torna officina. Rimani qui, Leo, avvitato al ricordo, stretto nel cuore. Franco

L’Ancora e la Trama

 L’Ancora e la Trama Quattro anni, e il tempo non ha saputo colmare questa ferita silenziosa. L’abitudine non insegna al cuore che la vita continua davvero. Non è il dolore, ma il filo che manca: la trama che teneva insieme i giorni, la coperta paziente contro ogni vento. Mi manca l’ancora, profonda e salda, alle radici che mi tenevano intero. Mi manca la certezza non detta, il porto che accoglieva ogni buio passeggero. A volte mi sento nessuno, pur tra gli affetti e le voci vicine: tu eri il perno invisibile, la misura quieta di ogni mio smarrimento. Eppure, in questo vuoto che resta, c’è una luce che non si spegne: la mancanza stessa ti rende presente, chiara, indispensabile, come il respiro che non si vede ma tiene in vita ogni cosa. Franco