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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Tra tempesta e quiete

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Tra tempesta e quiete Il vero amore vive negli urti e negli abbracci, nelle parole aspre, nelle mani che tremano per troppo sentire. Solo con te posso essere tempesta, posso lasciare uscire la rabbia senza paura di perdermi. È con te che imparo chi sono, è senza di te che mi dimentico di me stesso. Sei la mia ispirazione, sei la scintilla, sei il porto dove riposano le mie vele stanche . E adesso non vedo l’ora di tornare, di perdermi ancora, di ritrovarmi nei tuoi occhi, nella tua voce, nella tua  luce Franco  

Baciatemi il culo (detto in tempi di cupole)

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La nebbia fitta cancella i miei piani, niente scampagnata in moto: resto nel letto e lascio che la mente voli via. Sul comodino, un libro aperto sulla pittura: Correggio mi solleva tra le nuvole, Lanfranco e Giordano animano le volte. Ma è Tiepolo che mi cattura, con la sua luce, quel rococò che si fa respiro d’Europa, ponte verso l’Illuminismo, linguaggio nuovo che varca i confini. Nelle sue nuvole danzano popoli e idee, in un cielo che non ha padroni. Ma poi torno all’oggi, ai giorni dei muri e delle frontiere, ai nazionalismi stanchi e alle guerre che si travestono da ordine. Un tempo la pittura rompeva le cornici, ora le si ristabiliscono con ferro e dogmi. Non è più neoclassicismo a frenare l’eccesso, è disciplina che sa di obbedienza, è il ritorno alla misura come imposizione. E mi rimbomba nelle orecchie una frase che fa male: “tutti sono ansiosi di baciarmi il culo”, dice il presidente americano, con arroganza rivestita da potere. Non è solo volgarità, è un’epoca che abdica all...

Davanti a un Campari

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Davanti a un Campari ci siamo aperti come non accadeva da tempo. Da Napoli a San Donato tutto era cambiato: luoghi, storie, assenze… ma non lo Spirito — che al secondo giro brillava più forte di allora. Ecco noi, nudi nella verità degli anni: il Pezzo, intelligenza che si tocca, battuta che taglia senza ferire; il Professore, autentico, originale, mai riciclato; io, Farfalla, che mi commuovo facile e mi nutro del prossimo. Il tempo si piega, diventa curvo, si lascia attraversare. Il luogo non è più quello, ma quello dei racconti, dei ricordi, delle faccine, dei personaggi veri e inventati — Benefazio, Mezzatempia, Bufaraldina… Poi ci ritroviamo a piazzetta Nilo, con gli occhi di chi non c’è più. Parliamo con loro, ridiamo con loro, come se il tempo non fosse mai passato. Ci salutiamo con la promessa di rivederci, e uno scatto, un selfie a fermare l’eterno. E in auto, nel viaggio di ritorno, per un attimo penso: vederci spesso ci allungherebbe troppo la vita. Perché quando ci vediamo sp...

L’ago, il filo e l’anima di un quartiere

Negli anni Ottanta, quando la grande moda parlava il linguaggio delle passerelle e delle firme prestigiose, c’era un piccolo universo nascosto in una strada del centro storico, vicino alla chiesa, che viveva di un’altra magia. Era la sartoria di mio padre, Mastro Peppino. Un uomo elegante, dalla battuta pronta, capace di trasformare ago e filo in abiti che sembravano raccontare storie. Non era solo un artigiano, ma un maestro di vita, uno di quei personaggi che il tempo sembra aver messo da parte. La sartoria, con la sua vetrina che lasciava intravedere manichini vestiti di tessuti pregiati e l’odore inconfondibile della stoffa, era più di una bottega: era un luogo di incontro, una piazza coperta dove la gente trovava il pretesto per fermarsi e parlare. Ai miei occhi, la sartoria era un teatro senza sipario, e ogni giorno andava in scena una rappresentazione diversa. C’era il medico, che si fermava per una rapida chiacchierata tra un appuntamento e l’altro; il bancario, che si sedeva a...