Pasqua di Sangue e Silenzio: Se il Vangelo annega a Lampedusa (e i "Cristiani" guardano altrove)
Mentre il Mediterraneo restituisce il suo tributo di sangue, l’Italia riscopre il suo cattolicesimo di facciata. Tra omelie polverose e propaganda di governo, la tragedia di Lampedusa mette a nudo un Paese che ha smarrito l'anima.
Il tributo di Pasqua
Le tavole degli italiani si imbandiscono per la Pasqua, tra il rito del cioccolato e quello dell'agnello. Intanto il Mediterraneo restituisce il suo tributo di sangue. Diciannove corpi a Lampedusa, uccisi dal gelo e dall'indifferenza. Diciotto nell'Egeo. Decine di dispersi nelle paludi balcaniche. Una contabilità dell'orrore che nel 2026 segna numeri da bollettino di guerra, ma che viene accolta con lo sbadiglio di chi non vuole farsi rovinare il ponte festivo.
In Italia siamo tutti cristiani, a patto che Cristo non abbia la pelle scura, non puzzi di carburante e non pretenda di risorgere su un molo di Lampedusa.
Patrioti da social e cristiani "a modo loro"
Il governo dei "valori", quello che agita il rosario e la triade "Dio, Patria e Famiglia", osserva il massacro con la gelida efficienza di un algoritmo. Esultano sui social per il fermo della Sea-Watch 5, trasformando il blocco dei soccorsi in un trofeo elettorale. È una politica che premia il forte e arresta il povero, che parla di "radici cristiane" mentre calpesta l'unico comandamento che conta: l'accoglienza.
Parlano di Patria, ma la riducono a un recinto di filo spinato. Parlano di Famiglia, ma restano muti davanti a un bambino rimasto solo perché il mare gli ha strappato la madre sotto gli occhi. È una propaganda infinita, un cinismo che trasforma la morte per assideramento in un "deterrente" necessario. Un governo che si dice cristiano, ma di un cristianesimo capovolto, dove il buon samaritano finisce in tribunale e il predatore siede in poltrona.
Il grande mutismo della Chiesa
Ma se il cinismo del potere è quasi da copione, è il silenzio della Chiesa a gridare vendetta. Dalla morte di Papa Francesco, il Vaticano sembra essersi ritirato in un eremitaggio diplomatico. La Chiesa è muta, incapace di prendere posizioni che disturbino il manovratore.
Le omelie di questi giorni sono pezzi d'antiquariato: si analizzano i dettagli dei chiodi della Croce di duemila anni fa, ignorando i "nuovi crocifissi" che galleggiano a poche miglia dalle nostre coste. Dov'è finita l'empatia? Chi ha aperto le porte della propria parrocchia o della propria casa in questa Pasqua? La verità è che il cattolicesimo italiano è diventato un rito estetico: si segue il Vangelo a parole, ma si sceglie Barabba nei fatti. Non c'è spazio per lo straniero se disturba il decoro urbano.
L'ipocrisia che uccide
Siamo diventati un popolo di "giusti" che si segna con la croce mentre guarda altrove. Un'ipocrisia feroce e stupida che ci rende complici di ogni naufragio. Per un cristiano, occuparsi del fragile non è un'opzione, è il fondamento. Senza questo, la Pasqua è solo una fiera del consumo vestita a lutto.
Mentre il mare in tempesta blocca i traghetti e isola l'isola, i morti non aspettano il meteo favorevole. Arrivano a ricordarci che la nostra "civiltà" sta annegando insieme a loro. Buona Pasqua di indifferenza a tutti. Se riuscite a deglutire il pranzo, fate pure. Ma per favore, per una volta, risparmiateci le citazioni del Vangelo: quelle macchie di sale e sangue non si lavano via con una benedizione di facciata.
Commenti
Posta un commento