L’Amico Americano ci prende a schiaffi: la Meloni ringrazia e chiede il bis


 



di Franco Acri

Mentre l’Europa prova a darsi una dignità davanti al ricatto di Trump su Hormuz, il governo italiano sceglie la via del "servilismo creativo". Tra strette di mano e silenzi imbarazzanti, ecco come i patrioti di casa nostra sono diventati i valletti della Casa Bianca.

Di questi tempi, essere un patriota a trazione Chigi richiede una colonna vertebrale estremamente flessibile, quasi gommosa. Mentre Donald Trump distribuisce patenti di "codardia" e "slealtà" a mezzo continente, invitando gli alleati storici ad "arrangiarsi" nel caos dello Stretto di Hormuz, l’Italia di Meloni sembra aver scelto la strategia del camaleonte terrorizzato: mimetizzarsi con il tappeto dello Studio Ovale sperando di non essere calpestata.

Il "Trump-pensiero" con l’accento romano

Non è un mistero che tra la Garbatella e Mar-a-Lago il feeling sia totale. Non si tratta solo di diplomazia, ma di una vera sovrapposizione di DNA politico. La visione del mondo è la stessa: un’arena hobbesiana dove il diritto internazionale è un fastidio per perdenti e la solidarietà atlantica dura finché non c'è da pagare il conto.

Il "The Donald" che urla: "Comprate il nostro gas, ne abbiamo in abbondanza", mentre sbatte la porta in faccia a chi chiede protezione per le rotte petrolifere, parla la stessa lingua di chi, a Roma, sogna un’autarchia muscolare ma si scioglie come neve al sole davanti al primo tweet bellicoso del Capo. Se Trump dice "arrangiatevi", la nostra destra annuisce con lo sguardo di chi ha appena ricevuto una perla di saggezza, anziché un calcio nel sedere.

Gli architetti del disastro: Trump e "l'Amico" Bibi

Ma non facciamoci illusioni: il baratro energetico in cui stiamo scivolando non è un incidente di percorso. È un capolavoro ingegneristico firmato da Donald Trump con la complicità di Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo, una mente finissima quando si tratta di proteggersi dalle proprie vicende giudiziarie, ha trovato nel presidente americano la sponda perfetta per incendiare la regione.

Prima di dichiarare guerra al mondo e alle sue rotte petrolifere, questi due "imbattibili" avrebbero dovuto, teoricamente, consultare il resto del pianeta. Invece, convinti che la forza sia l’unica ragione e che il resto del mondo sia solo un parco giochi per i loro ego ipertrofici, hanno creato la più grande minaccia energetica della storia contemporanea. E l'Italia? L'Italia guarda, applaude e si prepara a pagare la bolletta.

Francia e Spagna alzano la testa, noi la abbassiamo

Mentre Sánchez chiude lo spazio aereo e Macron vola in Asia a cercare sponde contro l'asfissia energetica, l'Italia finisce nel mucchio dei "cattivi" di Trump per pura inerzia. Il Tycoon ci insulta "convenientemente"? E noi rispondiamo con il silenzio degli innocenti.

C'è qualcosa di profondamente grottesco nel vedere un governo, che fa della "difesa dei confini" il proprio feticcio, restare muto quando l'alleato principale minaccia di lasciarci al buio e al freddo — con l'inflazione al 2,5% e lo spettro della recessione alle porte — se non compriamo il suo petrolio a prezzo di favore. È il sovranismo degli altri applicato a casa nostra: siamo padroni in casa nostra, ma solo se Washington ci consegna le chiavi.

Il paradosso Unifil e il sangue degli altri

Persino davanti ai tre caschi blu uccisi e agli attacchi inaccettabili in Libano, la reazione romana è un capolavoro di equilibrismo. Si firmano dichiarazioni congiunte, certo, ma con la mano che trema per la paura di irritare il "macellaio dell'Iran" o chiunque Trump decida sia il cattivo del giorno.

La verità è che questa destra condivide la stessa allergia per l'ONU e per quella "diplomazia dei diritti" che giudica la politica israeliana per ciò che è: un abominio. Ma dirlo troppo forte potrebbe dispiacere a Donald. E per Meloni, oggi, la coerenza ideologica con il trumpismo vale molto più della sicurezza energetica o della dignità nazionale.

In sintesi: Mentre Fatih Birol (AIE) avverte che siamo di fronte alla più grande crisi energetica della storia, l’Italia di governo sembra convinta che bastino un sorriso di Giorgia e un "yes, sir" per salvare l'economia. Siamo passati dal "non siamo secondi a nessuno" al "siamo secondi solo a chiunque gridi più forte". Un patriottismo da salotto, che finisce esattamente dove iniziano gli interessi dei due grandi bulli della geopolitica mondiale.

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