LA DERIVA DEL GOVERNO: IMPEDIRE I SALVATAGGI PER FARE PROPAGANDA SUI CORPI DEI MIGRANTI
Di Franco Acri
C’è una costante, ormai, nelle iniziative legislative di questa maggioranza di destra: meno regole per sé, più barriere per i "nemici". L’ultima trovata porta la firma Meloni-Piantedosi, ennesimo tassello di una legislazione ossessiva che non insegue la realtà, ma la propaganda.
L’articolo 10 del nuovo decreto, varato in Consiglio dei Ministri, introduce l’interdizione temporanea delle acque territoriali per le navi umanitarie. Una minaccia grave per l’ordine pubblico? Lo decide il governo, senza vincoli. Pressione migratoria eccezionale? Ancora il governo. Discrezionalità totale. Di fatto: decidiamo noi quando potete attraccare. Salvate pure quelle vite, se ci riuscite, ma portatele altrove. Magari in Albania, nei centri di detenzione che sono diventati il simbolo di questa esternalizzazione del diritto.
Il campionario punitivo è già ricco: multe, sequestri, confische. Parole che raccontano una cultura politica che ha smarrito il principio costituzionale del diritto d’asilo. Lo ha detto bene un legale che ha difeso le ONG al processo Salvini: «Si nega l’asilo, si calpesta la Costituzione». Eppure il Parlamento tace, l’opposizione troppo spesso spera negli errori altrui e l’Europa guarda altrove, voltando le spalle ai propri valori fondativi.
Ma il punto è un altro, tragico e innegabile. Meloni e Piantedosi sanno che impedire i soccorsi significa, matematicamente, produrre più morti. I 1.500 annegati registrati solo in queste prime settimane del 2026 gridano vendetta. Eppure si insiste, forti di una narrazione cinica che trasforma la crudeltà in deterrente. "Dissuadere le partenze", dicono. Ma i numeri smentiscono questa retorica, e i corpi che galleggiano nel Mediterraneo ne sono la prova più atroce.
Questa non è politica. È inseguire la pancia del Paese con decreti emergenziali costruiti a tambur battente per coprire l'assenza di soluzioni strutturali. È governare senza visione, umiliando il diritto internazionale e la dignità umana. Si combattono i poveri per premiare i potenti. E si sposta l’asticella della barbarie un po’ più in là, aspettando che qualcuno – un tribunale, la società civile, forse la Storia – ne chieda conto.
Di fronte a questa deriva, il silenzio non è più ammesso. Serve un’opposizione sociale forte, visibile, unita. Perché lasciare che si affondino i soccorsi significa lasciare che affondi un Paese intero.
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