Giustizia a Rate: il Processo Cutro fa Pausa per Problemi di "Palcoscenico"

 





di Franco Acri

Giustizia a Rate: il Processo Cutro fa Pausa per Problemi di "Palcoscenico"

Tribunale di Crotone – La tanto attesa prima del processo per la strage di Cutro, con i suoi 94 attori deceduti (35 in ruoli da minorenne), è stata un trionfo di burocrazia. L'aula 1 ha offerto una performance straordinaria: nessuna istruttoria, solo un elegante rinvio per "problemi sulla composizione del collegio giudicante". Una scelta registica raffinata. Perché risolvere in fretta un caso di morti in mare quando si può creare un serial giudiziario?

In attesa della prossima puntata, sul banco degli imputati sei gentiluomini in divisa (quattro della Finanza, due della Costiera) si godono una pausa. I reati? Naufragio e omicidio colposo plurimo. Dettagli. La Procura insiste su noiosi tecnicismi: "negligenze, sottovalutazioni, ritardi". Ma si sa, nella macchina dello Stato, i tempi sono sempre relativi: un ritardo amministrativo è un dettaglio, un ritardo nel salvataggio è... una scelta di regia.

Il Governo e l'Arte della Promessa Non Vincolante

Proprio alla vigilia di questo debutto rinviato, arriva una lettera di fan poco entusiasti: i sopravvissuti e i familiari. Hanno osato prendere alla lettera le promesse della Presidente del Consiglio! Che ingenuità straziante. Il governo, noto per la sua coerenza ferrea nel cambiare idea, aveva promesso ricongiungimenti, sostegno, forse anche un abbraccio collettivo.

"Ci fa più male la sensazione che vi siate dimenticati di noi", scrivono. Ah, la delusione di chi crede ancora che tra "dichiarazione" e "fatto" ci sia un rapporto. Il Ministro dell'Obliò (ufficio non ancora istituito, ma di fatto operativo) avrebbe già archiviato la pratica.

Il Mediterraneo: una Vasca da Bagno Molto Pericolosa

La strategia governativa per la sicurezza marittima è chiara e sofisticata: il mare è pericoloso, ergo è meglio che i migranti non ci arrivino. Se ci arrivano, è colpa loro che rischiano. Se affondano, è una tragica fatalità. Se si potesse processare il mare per omicidio, il governo sarebbe il primo a sostenere l'accusa. Purtroppo, essendo un elemento naturale, bisogna accontentarsi di imputare gli ultimi anelli della catena. I veri decisori? Sono troppo impegnati a firmare decreti salva-mare (dalle persone, s'intende).

I sopravvissuti minacciano nuove "mobilitazioni". Torneranno, dicono, per "guardarvi negli occhi". Rischiando probabilmente di beccarsi un'accusa di violazione di domicilio (lo spazio aereo sopra gli occhi di un ministro è territorio nazionale). Il loro obiettivo è il prossimo anniversario: "Non sentirci soli nella notte... in balia di un mare di promesse". Commovente. Peccato che le promesse, a differenza delle persone, galleggino sempre. Sono inaffondabili. I corpi, molto meno.

 

Epilogo in Sospeso (Prescritto?)

Il timore è la prescrizione? Ma no, è solo un finale alternativo previsto dal nostro codice. Un lieto fine per lo Stato: nessun colpevole, nessun costo politico, nessun ricordo. I morti restano un "effetto collaterale" del grande spettacolo della Sovranità Nazionale, un numero da usare nei talk show per dimostrare che "il mare non si deve attraversare".

Mentre i familiari aspettano giustizia, il governo può tirare un sospiro di sollievo: il rinvio è un successo. Ogni giorno che passa è un giorno in meno da ricordare. E nella lotta contro la memoria, questo esecutivo è campione indiscusso.

La prossima udienza sarà fissata chissà quando. Nel frattempo, nel Mediterraneo, il remake della tragedia va in scena ogni settimana. Senza bisogno di provini.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Alla Bottega di Nonna Elena, un candidato che parla (finalmente) di politica

Quartiere dell’anima Il filo e la pietra