L’orgoglio del povero che difende il padrone
Quando la fedeltà politica vale più della giustizia sociale
L’orgoglio del povero che difende il padrone
La nuova tragedia fiscale della destra al governo
C’è qualcosa di poeticamente assurdo nell’Italia di oggi: il povero che sventola la bandiera del padrone mentre gli tolgono la sedia da sotto. Si chiama “orgoglio fiscale”, dicono. In realtà è l’arte tutta italiana di applaudire chi ti alleggerisce — non dalle tasse, ma dal portafoglio.
La destra al governo lo chiama “taglio del carico fiscale”. Tradotto: un taglio sì, ma alle gambe di chi lavora e non evade. Si parla di semplificazione, ma l’unica cosa davvero semplice è capire chi ci guadagna: chi guadagna già.
Ed ecco il dramma shakespeariano che non ti aspetti: l’operaio, il precario, colui che conta i giorni alla fine del mese e condanna involontariamente i figli a restare nell’ombra sociale paterna, si erge a difensore dei suoi aguzzini. Questo è il paradosso più nero: una falange di poveri che, accecati dalla propaganda, vota e plaude a chi non solo non li tutela, ma li usa e li deruba con il sorriso. Difendono i super-ricchi con la testardaggine di chi crede ancora che la loro ricchezza possa colare a piombo verso il basso, mentre il gettito fiscale dimostra l’opposto.
E intanto, nelle piazze e sui social, il coro è unanime: “almeno loro fanno qualcosa!”. Sì, qualcosa la fanno: tolgono ai molti per dare ai pochi, e riescono pure a farsi dire grazie. È la nuova tragedia italiana — recitata in bilico tra l’illusione e la beffa, dove l’orgoglio vale più del conto in banca e la povertà, con un po’ di propaganda, diventa patriottismo.
di Franco Acri
Commenti
Posta un commento