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Visualizzazione dei post da agosto, 2025

La Calabria tra promesse e realtà: il bagno nella fogna e l'occasione persa del PNRR

Anche quest’anno, come ormai ogni estate, mi trovo in Calabria, nell'antica e gloriosa costa ionica. Una terra che fu culla di civiltà e democrazia, dove l'intelletto di Pitagora e la forza di Milone di Crotone hanno scritto la storia. Una terra ricca di cultura e bellezza, che ogni anno è costretta a fare i conti con un'amara e inaccettabile verità: fare il bagno nella fogna. Questa non è solo una metafora, ma la dura realtà che molti di noi vivono. Le acque cristalline sono troppo spesso inquinate da scarichi non depurati. Una situazione che si ripete ciclicamente e che rivela l’incapacità, o la mancanza di volontà, di una classe politica che sembra non avere a cuore il bene dei propri cittadini. Una politica di facciata e l'eterna emergenza La mia frustrazione, come quella di molti, è profonda. In un contesto in cui la politica sembra distaccata dai problemi reali, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha recentemente sciolto il consiglio regionale non per d...

Concetta, sulla riva

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Stasera, sulla spiaggia, si è aperto un lungo dialogo con una signora anziana di nome Concetta . C’era qualcosa di familiare nei suoi modi garbati, nelle movenze gentili, nella sua voce. Vive a Brescia da oltre sessant’anni, eppure, mentre parlava, si avvertiva un altrove, un’origine rimasta viva dentro di lei. Con discrezione, le ho chiesto delle sue vere radici. Così è venuto fuori il piccolo arcano: Concetta è nata e cresciuta in un paesino della provincia di Messina . Prima del matrimonio, viveva tra le pietre calde di quella Sicilia contadina , dove le ragazze sedevano lungo i vicoli a chiacchierare, a intrecciare parole come si fa con l’uncinetto o i ferri. Mi ha parlato delle vendemmie , della pastorizia , di un mondo che oggi appare lontano, eppure così vicino nei suoi ricordi. Dopo il matrimonio, seguì il marito — anche lui siciliano — al Nord, nel bresciano. E lì ha messo radici, senza però smarrire nulla della sua giovinezza. Ha portato con sé il dialetto , i gesti, i sapor...

Il ballatoio vuoto

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  Il ballatoio vuoto  Non ho voglia di tornare là dove le case restano chiuse e l’erba ramifica la pietra, tra un formichiere e un sanpietrino . Dalle mura scrostate cadono leggere le pietre. I vicoli tacciono, la fontana tace, ma i ricordi scorrono vivi. L’infanzia sboccia ancora dagli usci familiari, indelebile come i volti dietro le imposte serrate. Mi siedo sul ballatoio , di mio nonno, di mio padre, ora di nessuno. E immagino una folla di passanti che continua ad abitarmi: nel cuore, nell’anima. Franco